lunedì 17 dicembre 2007

Lo so

A dieci anni stavo zitto guardando il soffitto della mia camera.
A vent’anni fumavo in silenzio di notte nel giardino di casa guardando l’illogica collocazione dei punti luminosi del cielo.
A trent’anni tamburellavo muto sul volante della macchina ritornando da Milano lungo viale Zara.
A quarant’anni ho le stesse cose da non dire che mi tengo da sempre e le dico a nessuno su internet.
De toutes les matières, C'est la ouate qu'elle préfère, Passive, elle est pensive, En négligé de soie.
Dopo secoli mi è venuto in mente che non ho ma capito di cosa parlasse questa canzone.
Magia di internet trovo immediatamente il testo, è in francese ovviamente, non lo conosco, non mi dice niente, lo faccio tradurre da internet, ovviamente, non mi dice nulla nemmeno la traduzione e, ovviamente, nemmeno mi interessa dopo tutti questi anni.
Non mi ha tolto però il sapore di quel momento e suonerà in me sempre sbagliata.
Ci credi?

mercoledì 5 dicembre 2007

Chi è Robertino?

Ma soprattutto perché piange?
Motivi abbondano. Come il din don dan delle campane.
Non riesco mai a tenere a mente il nome di una persona quando me la presentano, anche se è una bella donna, soprattutto se è una bella donna. Allora gioco la carta semplicità: un “Paola” o un “Roberta” potrebbero andare bene.
Mai funzionato una volta.
Allora provo con l’ironia ma non tutti e tutte sono ironici.
Sai che c’è? Non è importante.
Capita che non li rivedi più e hai fatto meno fatica.
E’ che è proprio il momento della presentazione quello difficile; tutta la mia attenzione è incentrata negli occhi e nel non sbagliare mira stringendosi la mano.
Sono quindi colpito da una forma di sordità momentanea, non sento e non ricordo il nome.
“Il piacere e tutto tuo” è un mio preciso cavallo di battaglia, pensa che mi fa ridere solo a pensarci. Non fa ridere? Non sei ironico.
Ciao, a presto.

venerdì 30 novembre 2007

Crying shopping

Un bel sabato pomeriggio.
Un torneo lampo, 17 turni, in un centro commerciale di Cantù nel delirio della confusione prenatalizia. Fantastico.
Io e il mio amichetto kob a nutrirci nel peggior ristorante che si poteva scegliere (Gran Chef...il nome lo ha ispirato!).
Digeriamo e guardandoci in giro pensiamo a voce alta: "Ce la possiamo fare".
Tanti amici, adrenalina, risate, sigarette e gesti scaramantici, gente che osserva stupita...pensavano che gli scacchi fossero un giuoco riflessivo da biblioteca o monastero, e questi come fanno in sta bolgia?
"Signora, cominci a operare alle corde vocali il suo bambino e già dimezziamo i decibel!"
Sempre bello, sempre entusiasmante e quando c'è anche il risultato beh, come in tutti gli sport, la stanchezza svanisce e la gioia è tanta.
Mai andato prima di quel sabato in un centro commerciale di sabato e mai ci riandrò!
Dove? Qui!

mercoledì 21 novembre 2007

Sono ricco

Sono povero.
Ma ho imparato tante cose; ad esempio so arrotolare gli spaghetti con la forchetta che i tedeschi ancora mi guardano che non sanno da che parte cominciare. Suggerisco dall’inizio: pollice, indice, medio.
Ho capito che per stare seduto in metropolitana e non dare il posto alle vecchiette devo far finta di dormire. Tanto non è loro il posto; è del mutilato di guerra e dell’invalido del lavoro o dell’invalido di guerra e del mutilato del lavoro. Insomma di uno che tanto non sta seduto perché magari manco ha tutte e due le gambe.
Questo ho imparato. A mettere la mano davanti alla bocca se tossisco o sbadiglio.
Sono ricchissimo di nozioni, meno di esperienza rispetto a qualcuno ma tanto rispetto a tanti. Mi piacciono queste frasi contorte.
La vecchietta poi si è messa davanti ma io me ne frego e aspetto almeno una donna incinta. Ah quella sì che merita il posto. Ah no…avrà almeno altri cinque o sei figli quella, meglio se dormo ancora un po’.
Sono povero ma ho tutto. Certo, rispetto a chi non ha nulla.
Piove e ho l’ombrello.
Leggevo da qualche parte che in una sperduta zona della Amazzonia vive un popolo che…no forse è dell’Australia…non ricordo.
Sono ricco, posso mangiare e vedere gente che usa lo stuzzicadenti.
Sono ricchissimo.

martedì 13 novembre 2007

Quasi sicurissimo

Ho attraversato la tangenziale a piedi perché avevo un pesce rosso a cui piaceva il vino.
Ho provato a spiegargli le gioie del bianco ma l’hanno pescato in Tanzania.
Non importa, anche perché c’era così tanto vento che il telefono non prendeva e i gettoni erano tutti sepolti nel campo. Adesso ci manca solo che debba aspettare primavera.
Dice che invece non bisogna annaffiare i libri, che basta metterli in una stufa.
Senza il gettone il disco non serve. Nemmeno i tasti. Ma col disco era più bello.
C’è il fosforo nel pesce e il ferro, ma più nel gettone. Conviene mangiare il pesce allora e riattraversare sei corsie è meglio col sottopassaggio.

martedì 6 novembre 2007

Acetone

Io le ricordo rosse, però non lo giurerei. Tipo di vernice rossa, ma anche no.
Il prato invece era verde e un po’ marrone.
Il plaid era scozzese, sono sicuro. Armida aveva degli enormi zatteroni rossi. Guardavo i suoi piedi dimenticando, o non sapendo ancora, cosa potesse esserci sopra quel piedistallo.
Li fissavo che si imbarazzò.
Frugavano nella borsa per cercare delle sigarette o da accendere o qualsiasi cosa potesse servire a delle ragazze sdraiate al sole in un prato del parco.
Anche dei ragazzetti che passavano su una Vespa ronzavano intorno facendo i bulli.
Baby sitter, ero fortunato ad averne due così. Ma ricordo solo Armida, le sue scarpe rosse, alte, grandi e i piedi bianchi. Non ho mai smesso di pensarci da allora.
Estate 1972

domenica 28 ottobre 2007

Babele

Admire the heavy peaty smokiness and detect the delicate heathery perfume.
Sì certo, guarda te lo scrivo anche in tedesco se vuoi: Bewundern Sie die schwere peaty Rauch und Aufdeckung der heiklen heathery Parfüm.
Sarà così? Quasi impossibile.
E in francese? Admirer la lourde fumé tourbeux et détecter la délicate heathery parfum.
Via di spagnuolo: Admire la pesada turbosos smokiness y detectar el delicado heathery perfumes.
Possiamo mica farci mancare il russo: Восхищаться тяжелых торфяные smokiness и выявления сложной поросший, изобилующий вереском духи
Volete lo spettacolo? Guardate: 佩服重型泥炭质smokiness和侦查微妙heathery香水
Semplice e chiaro…
Ho capito, praticamente nessuno sa cosa sarà mai sto “heathery” e pochi sanno cos’è lo “smokiness”.
Sarà qualcosa che immagino farà malissimo e che ti librerà nelle più alte sfere dell’edonismo orgiastico…si vabbé, se questi sono gli effetti ne voglio almeno due casse, ora, subito.
No, lo so io: pensa di prendere un tubetto di tempere, tipo quelle che usavi alle elementari, lo spalmi per bene in un portacenere usato da settimane e mai pulito, poi ci metti dentro il naso e cominci a leccare.
Ecco, dies ist il gusto tipico di questa amabile bebidas scozzese che I don't really know se le traduzioni hanno reso au mieux.

martedì 23 ottobre 2007

Occasioni, il caso

Non vedo come avrebbero potuto incontrarsi se non così. E non vedo come loro abbiamo potuto continuare a frequentarsi se non così.
Hai pescato il biglietto giusto nel vaso che non ti aspettavi, nel buco sbagliato o che credevi sbagliato.
E’ un caso che sei qui, è un’occasione se rimani.
Dieci numeri su un foglietto davanti alla porta di un gabinetto portano dritti all’altare sei anni dopo due che manco dovevano fare la pipì in quel momento, in quel giorno.
Un clik col tuo topolino e un altro matrimonio invece finisce, qualcuno che non doveva nascere si crea ma non nasce lo stesso e io sono qui a raccontarlo a te, sempre e solo per colpa (merito?) di quel colpo sul topolino.
Sarà un caso? Avrò occasione di dirlo.

sabato 20 ottobre 2007

In vase indebito

Non stavo pensando, stavo dormendo.
Su qualsiasi argomento, qualsiasi, c’è o c’è stato qualcuno che ha scritto meglio e più profondamente di me. Sì.
Ora, va bene che gridi, va bene che credi di avere ragione, va bene anche che probabilmente a me non interessa proprio tutto tutto quello che dici ma mentre parli ricordo la fortuna e il tempo, però come faccio a scriverlo? Allora lo dico? No.
Ecco, ho la faccia, posso usare quella.
Era così semplice che non mi ero accorto. E già, ho detto tutto.

venerdì 19 ottobre 2007

Dumbo

A mia madre.

sabato 13 ottobre 2007

7cento

"Tre volte per settimana vi sia sufficiente di rifocillarvi di carne, a meno che non cada il giorno di Natale, di Pasqua, la festa di Santa Maria, di Tutti i Santi, perché il troppo mangiar carne guasta la salute del corpo"
Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, in ricordo 13 ottobre 1307

mercoledì 10 ottobre 2007

Sciopero precettato

Il politically correct è una puttanata.
La par condicio è una stronzata.
Gli uomini di colore di che colore sono? Nero? Bene, allora sono negri.
Gli audiolesi sono sordi, ovvio, non ci sentono. Invece i ciechi sono ciechi. I diversamente abili sono handicappati. Qui c’è qualcosa che non funziona.
Mi costruiscono in casa delle moschee. Ma che s’inculino. Costruiamo una chiesa alla mecca, mecca minuscolo, e piantiamo croci in Iran. Chissenefrega, stasera, ma anche domani, va così. Avete ancora voglia di essere presi ancora per il culo? Io no.
Gli zingari rubano, ma non in Romania, perché lì non li vogliono. Allora rubano qui, sì, i miei diritti. Anche i tuoi coglione. Gli hai bruciato un campo nomadi e ti hanno arrestato? Sei un povero pirla, dovevi squartare tuo figlio e dire che ti chiami Franzoni, minimo minimo avresti avuto uno sconto di pena.
Hai rubato un mezzo chilo di parmigiano all’Esselunga e ti hanno fatto un culo a capanna? Sei un pensionato fallito e miserabile o un rincoglionito sfigato; dai prendila come una botta di fortuna, puoi ancora scegliere uno dei due personaggi. No, forse sei talmente inutile e cerebroleso che butti i sassi dai cavalcavia perché non sai che cazzo fare la sera. Potresti andare in giro a spaccare le macchinette degli autovelox invece; attività socialmente utilissima.
Imbratti i muri di consonanti e vocali grassocce e me la spacci per arte? Sei un mentecatto, vai piuttosto a cancellare le corsie preferenziali per strada e a spruzzare di vernice le telecamere che ti spiano anche quando pisci dietro un albero.
Scherzavo, stai a casa, non fare niente, anzi no, vai fuori a giocare al bingo e alle macchinette del videopoker, stronzo. Immagino che se tu aprissi la carta d’identità vedresti scritto che ti chiami Olindo. Bel nome. Buonanotte…se riesci a dormire.

Verme

Ah, finalmente. Ci voleva proprio.
Chi indovina quale dei cinque?

Sciopero a singhiozzo

Burp.
Oggi il blog è chiuso.
Domani non lo so. E' in corso l'esproprio proletario dei miei sentimenti. Si avvertono tutti i gentili navigatori che non sono più Padrone di me stesso.
Maschio represso masturbati durante l'amplesso.
Non era così? No.
Burp.

sabato 6 ottobre 2007

Vergottini


Mezzo chilo di vergottini, mi son tagliato, ho comprato la sbarra, ci bocciano, shanta, Otite, trenta mila lire, the black hole, fungus fungaaiaa, Eta Beta, ti rimbocco il marciapiede, piiiiizza, feriti come? (to be continued) Daino! 1986-2007

giovedì 4 ottobre 2007

Terzultimo turno

Stavo pensando se fosse il caso di rientrare nelle mie stanze o approfittare della gelida aria. Solo bianco di neve fuori. Nero a macchie attraverso i vetri della camera d’albergo giù sulle strade. Bianco e nero e sarò nero.
Il caldo qui dentro è solo una pessima imitazione del sole della mia terra.
L’ho vista entrare in sala torneo il primo giorno, maestosa, fiera, forte del suo pallore e regina incontrastata di tutti i nostri sguardi.
Non stavo molto a pensare, mi scaturiva tutto in modo naturale, avevo molto tempo per seguirla e presentarmi. Ho visto tutto subito, chiaro, nel suo sorriso solo accennato che sarei stato in lei. Tocca a me ma non importa.
Ultime cena, ultime sere, a breve ripartirò alla volta della vecchia Europa che non sarà mai più la stessa.
Sono le lingue che giocano, le mani che premono, le gambe che si intrecciano.
Giocherò col tedesco gioco con la russa questa notte.
Sarà facile dimenticarla, è solo una emozione della carne è già un ricordo della notte.
San Pietroburgo, Aprile 1914

Apri

E quando ha staccato i piedi da terra e si è levato nell'aria tutti sono rimasti lì a fissarlo stupiti di non venir schiacciati da tanta potenza.
Ho bruciato un quadro: è finalmente diventato un'opera d'arte.

lunedì 1 ottobre 2007

Non vado mai

Sono sempre in macchina. Se non sono lì sono qui, al computer, come adesso, sto scrivendo. Mi curo poco di voi. Però vi stimo. Non è vero che fate male le cose come dicono. Ogni volta che mi sveglio vi guardo e prima di addormentarmi vi sfrego come fanno i feti nell’utero materno. Buongiorno ragazzi. Dove andiamo oggi?

domenica 30 settembre 2007

Color Zucca


Ci sono giorni che un filo di fumo sale dalle acque quiete del nostro lago. Che il cielo è grigio ma l'acqua resta azzurra. Ci sono tanti colori, tanta gente, il crocifisso e i piatti dell'Albi. Gli stessi colori nei volti di uomini e donne. In questi giorni il fumo sale dritto, non si sposta. Poi passa e ti resta solo il colore. Ricordi i sorrisi e i muri umidi. Bonzeno.


venerdì 28 settembre 2007

Il senso

Non so voi, ma il mio sensibile animo estetico è affascinato da questa posizione (dopo 30. Ac1). Domani forse vi dirò perché. Ora l'ammiro e basta perché non ho colto ancora tutto.
Ma ne sento l'energia, la forza centrifuga, il danno.
Non c'è un pezzo che sia uno al posto "giusto", in una sua casa naturale. Eppure mi sembra di colgiere un senso, un lavoro oscuro che tutti stanno facendo. Sembra come sia esplosa una mina in mezzo alla scacchiera.
I pezzi neri sono tutti nella case d'angolo, mi piacerebbe ci fosse anche il Re in h8 per perfezionare il quadro. Due alti ufficiali incursori sono dietro le linee nemiche, hanno preso il posto dei fanti, si sono esposti in prima persona, spiano e legano l'armata bianca nemica, preparano l'imboscata.
I pezzi bianchi tutti nelle case di partenza ma ognuno sta svolgendo un compito fondamentale nella fangosa buca della trincea. Solo la Donna è uscita in avanscoperta; la immagino su una collina col binocolo a controllare il campo di battaglia, vedere i danni dell'esplosione, osservare fili di fumo che si levano qua e là nella desolazione, pregare per i corpi martoriati, organizzare le retrovie per l'assalto finale o la ritirata, infondere coraggio e fiducia alla truppa.
C'è un senso? Sento una vena che pulsa nel collo, la paura il sudore il sangue che sono appena stati e che saranno di nuovo a breve. Non si faranno prigionieri, si filano le baionette.

Caso tre

Sono un artista.
Un artista logico, mi pare evidente. No non come quelli che sono artisti solo perché non si lavano, si dimenticano le cose, si buttano in corpo sostanze strane e ti fregano l’accendino quando fai accendere.
Un artista razionale.
Noioso? Ah sicuro. Che male c’è nella noia? Non rispondere, non mi interessa. Il dialogo serve solo a convincermi che ho ragione, perché sono un artista, un artista logico. Ieri ero sicuro e oggi ho un dubbio. Forse.

giovedì 27 settembre 2007

Caso uno

10 giugno 1986
Trovatemi un senso. (16 41' 52")

12 giugno 1986
Ho trovato scritto: "Tu muori". E' possibile. (15 13' 58")

22 dicembre 1986
Mi piacerebbe essere ucciso. (20 43' 02")

13 gennaio 1987
Forse. (16 09' 27")

6 febbraio 1987
Forse. (17 40' 09")

domenica 23 settembre 2007

Quaranta40







Grazie di esserci stati.
Ali, Marta, Vale, Ermanno, Gio, Alberto, Silvia, Mario, Pupi, Albi, Cri.
21 settembre 2007

giovedì 20 settembre 2007

Sala di Psiche

3 maggio 1999. Un po’ più caldo del normale ma sempre maggio. E’ la prima Fiera che faccio nella vita e spero sinceramente sarà pure l’ultima. I piedi mi fecero così male solo le volte che sperimentai il lavoro di cameriere: appena un paio di mesi nei week-end invero. Vederti e pensare, vederti e sentire, vederti e immaginare è stato un po’ tutto. Che ci fai dentro un boxino di un metro per due con una maglietta da pin-up? Sarà vero? Difficile. Sorriso naturale. Non stupisce si rida dopo pochi minuti. Due vite diverse, due famiglie diverse, due credo diversi, due idee politiche diverse, tu donna io uomo, incomprensibile. Che hai per diventarmi amica? Non importa. Quando smetto di farmi domande ti vedo. Quando smetto di vederti non mi manchi. Non sei lontana.
“Eilà! Come stai? Non ci siamo più sentiti. Strano ricevere una lettera vero? Che fine ho fatto? Non so da dove iniziare. Mi sento in colpa a non averti detto niente prima. Non sapevo come affrontare l’argomento. Il punto è che non voglio rischiare di perderti e forse non vorrei neppure cambiare niente…ma la vita va sempre in avanti e inevitabilmente si cambia.
Insomma per farla breve mi sono trasferita a Zurigo. Vivo con Tobia dai primi di aprile.
Non ti ho detto niente, non ti ho voluto neppure salutare perché avevo paura della tua faccia, del tuo sarcasmo e della tua capacità di sopravvivere a tutto.
Non fraintendermi, non sono rimproveri, tu sei fatto così, sembri uno che può fare a meno di chiunque. Beh, io non voglio fare a meno di te. Non voglio perderti solo perché ti vivo distante.
Tu sei una persona importante, sei un amico e sei un punto di riferimento per sentirmi dignitosa. Quando penso a te è sempre nei momenti in cui mi giudico e dico: “Approverebbe Luca?” – “Che battuta mi farebbe?” – “Continuerebbe ad apprezzarmi?”.
E’ così che ti penso. Ti penso in alto e mi fa sentire fiera esserti amica.
In questi anni mi sei stato vicino e non hai mancato di mostrarti virile e sensibile. Ma tu sai anche che mi piaci quando ti esponi e ti fidi delle persone e soprattutto di me. Io vorrei che tu ti fidassi sempre di me. Vorrei che mi considerassi sempre nella tua vita.
Io non scrivo spesso lettere e conosco l’importanza delle parole dette ma soprattutto di quelle scritte. Quindi fidati. Fidati quando penso che sarebbe bello invecchiare insieme ed esserci nei momenti importanti della nostra vita.
Sto diventando sentimentale e nel frattempo penso alla serata passata anni fa su dalle tue parti a bere vino e mangiare formaggio tra un complimento e l’altro che facevi al mio taglio di capelli. L’unico che lo apprezzò! Sì, non sei una persona comune!
Sai quante cose vorrei scrivere adesso? Non mi decidevo a scrivere e adesso non vorrei più smettere. Non so neppure se riuscirò a mandarti la lettera…
Comunque penso di aver riassunto in parte quello che provo e quello che vorrei in futuro. Spero anche di rivederti presto. Io capiterò a Milano per lavoro perché collaboro con lo showroom di Simona. Ti ricordi di Simona? A fine settembre sarò lì per un po’ di tempo. Chissà, se ti farà piacere potremmo cenare insieme. Un abbraccio forte.”
Settembre 2007

mercoledì 5 settembre 2007

Poker

Uno dei momenti più affascinanti e intriganti della mia carriera scacchistica.
Bragaglia - Radice, Bratto, 4° turno, 26 agosto 2007.
La posizione del Nero sembra evidentemente diperata ma mi accorgo di una sottile possibilità tattica to save the day!
Il problema è che la mossa introduttiva del mirabile trucchetto che ho in mente sembra palesemente perdente. Se giocassi subito quella mossa il Bianco potrebbe ragionevolmente insospettirsi, vedere a sua volta il trucco, pararlo e poi vincere semplicemente la partita.
Ecco allora l'idea pokeristica per far attecchire la "balla". (ovviamente la presenza in Bratto di due grandi pokeristi come Podini e Di Donato mi deve aver influenzato!)
Decido di consumare tutto il tempo di riflessione a mia disposizione (era la 38ma mossa e avevo tre minuti contro i dieci del Bianco) e agli ultimi secondi finto di prendere la Torre che è in presa...ma poi, giusto un attimo prima che mi cada la bandierina gioco:
38..., g6
indebolendo fatalmente la settima traversa..aimé...
Il mio avversario mi guarda con un po' di compassione come a dire, "Mi spiace caro, non hai visto che ti do matto imparabile dopo Tc7..."
Già...
39. Tc7?
Imitando il suo stesso sguardo, per i trenta secondi che mi restano per muovere, prendo in mano la torre in f8, adesso sì!, che va a sferrare il colpo decisivo!
39..., Tf4+!
Patta, e una di quelle patte davvero memorabili!

domenica 2 settembre 2007

Premio di bellezza

Non, non è che hanno dato a lui il premio perché è bello! Lui è l'avversario che mi ha permesso di giuocare l'immortale sotto riportata!
Non capita tutti i giorni di vincerne uno, di Brillancy Prize!, e tanto meno in un torneo pieno di Grandi Maestri e Maestri Internazionali come quello di Bratto. Minimo minimo lasciarne un ricordo anche qui! e qui! e qui!
27 agosto 2007

martedì 21 agosto 2007

Non troppo lontano


No no, non sono sparito. Avevo da fare. Cosa esattamente non lo so, ma di sicuro qualcosa che mi ha allontanato da qui. Allontanato la testa, il corpo, come ben si può vedere, non si è mai staccato troppo da qui. Ora vado a Bratto, come molti di voi sapranno, a giocare il solito difficilissimo e rituale torneo di fine estate. Devo solo ricordarmi di coprirmi prima di uscire. Ci si legge a settembre.

martedì 17 luglio 2007

Navi

Al contrario. Senegal. L’asfalto brucia e le macchine ardono. Attraversare tutto il lungo parcheggio non sarà facile. Prenderò una collanina o un braccialetto. Ospedale. Tutti vogliono darti qualcosa e nessuno si cura realmente di te. Dentro è freddo, l’aria condizionata funziona anche troppo bene. Intorno alla testa ti gira un magnete, interessante. Non credo di aver pensato mai a così poco, quasi nulla credo, come in quei cinque minuti. Sicuramente il branzino alla Corsara sarebbe stato più leggero degli spaghetti alle vongole; non credevo ci mettessero il burro. Io non lo reggo, il mio fegato si ribella. Il branzino invece è adagiato su un letto di patate e pomodorini freschi. Già. Non è quello a cui penso in realtà. Fuori lo sbalzo termico è ancora più tremendo, una fiammata in faccia. Esco con le mie gambe e non mi interessa cosa dirà la calamita che senza l’accento finale non fa paura. Braccialetto o collanina? Tre euro. Non tratto troppo, la mia pelle non è nera come la tua, anzi, è proprio bianca latte. C’è un gran sole, va bene così per oggi.

giovedì 12 luglio 2007

Che sia fatto di Moplén!

Ricevo uno dei libri che ho vinto con il concorso che ben sapete. E’ il fantastico “Manuale dei finali” di Mark Dvoretsky, Ed. Prisma, 526 pagine dense di significato, arte e scienza. Ovviamente prima di cimentarmi in cotanto studio non posso che sfogliare avidamente il tomo, annusandone l’odore che magari un po’ di conoscenza mi arriva anche attraverso il naso, e, curiosando qua e là, a pag. 422 mi imbatto nel diagramma che vedete sopra (mossa al bianco). L’occhio mi si strabuzza! Ma è una posizione tratta da una partita del mitico Trab!
TRABATTONI – BARLOV, La Valletta, 1979.
L’esempio si trova nel capitolo “idee generali valide per tutti i tipi di finale” ma è purtroppo nel paragrafo “Tragicommedie”!
Scive il mostro sacro Dvoretsky: “La non difficile combinazione di stallo 1. Re6!, Tg2+ 2. Rh1, Txg3 3. Txg6! garantiva al Bianco la patta. In partita il Bianco giocò 1. Tg5? Con la stessa idea, ma dopo 1…, Tg2+, 2. Rh1, Tf2! 3. Rg1, Tf6! Sulla scacchiera invece dell’agognato stallo fece la sua comparsa lo zugzwang. 4. Ta5, Tf3 5. g4, Tg3+ 6. Rh1, Rxg4 7. Ta4+, Rh3 0-1
Insomma, lo scacco è davvero rotondo! Io non so nulla della situazione del torneo, dell’umore di quei giorni, del tempo, della vacanza e della vita ma immagino che un duro colpo come questo, come noi giocatori ben sappiamo, non si cancella mai! E certamente essere immortalati su questo sacro testo non aiuta!
Ho giocato innumerevoli combinazioni nella mia vita e non c’è mai stata una volta che ho visto tutto!”. Saggio Trab e già che ci sono ti dico grazie, che se c’è qualcosa che capisco di questo giuoco è anche merito tuo, delle parole, delle lezioni e dei “trattamenti” che mi hai duramente impartito negli ultimi vent’anni. Nel mio piccolo, nel settembre del 1979, vedevo un anziano e distinto signore di Torino, Michelangelo Gamba, che apparecchiava, sulla spiaggia di una piccola cittadina ligure, una scacchiera, i pezzi e uno strano orologio a due quadranti...mi avvicinai a vedere...

E pluribus unum

Senza identità. Senza storia. Cancellata. La terra, la culla dell’arte e della cultura ridotta a monumenti inesistenti, immagini virtuali, inventate, chiese finte, ponti mai costruiti, cattedrali fantasma. Senza anima, venduti. Non un richiamo, non un rimando, non uno slancio. O forse è proprio questo il messaggio: l’azzeramento delle diversità e la riduzione a uno. Adveniat regnum viri? Guardate le banconote da 5, 10, 20, 50 euro che avete in tasca: non parlano di nulla. Così globali da essere ridicole. Solo qualche testa coronata e qualche opera minore sui ciondolini metallici. Svenduti. 13

martedì 10 luglio 2007

Toda beleza

Aserejè ja de jè de jebe tu de jebere sebiunouva majabi an de bugui an de buididipi.
Non lo so, io i testi scritti sono solito leggerli da sinistra a destra, forse il problema, e il male, arriva invece da chi, normalmente, scrive e legge da destra a sinistra. Invece di far girare al contrario i dischi di quattro capelloni o tre meteorine per sentire banali, non subliminali, messaggi diabolici, io mi chiederei perché stiamo svendendo la nostra Civiltà.
Una moderna Poitiers necessita ormai. Picche e muro di ghiaccio per salvare quello che siamo.
"Zrager pur ghggb va yhv irqre z’nggnppb,
thneqbzzv, r pba yr zna f’ncrefr vy crggb,
qvpraqb: ‘Be irqv pbz’vb zv qvynppb!
irqv pbzr fgbecvngb è Znbzrggb!
Qvanamv n zr fra in cvnatraqb Nyì,
srffb ary ibygb qny zragb ny pvhssrggb.
R ghggv yv nygev pur gh irqv dhv,
frzvangbe qv fpnaqnyb r qv fpvfzn
she iviv, r creò fba srffv pbfì."

domenica 8 luglio 2007

Dell'immobile

"sed nihil dulcius est, bene quam munita tenere
edita doctrina sapientum templa serena,
despicere unde queas alios passimque videre
errare atque viam palantis quaerere vitae,
certare ingenio, contendere nobilitate,
noctes atque dies niti praestante labore
ad summas emergere opes rerumque potiri."
Lucrezio, De rerum natura, libro II, vv. 7-13
Εποχή
Ti guardo e ritrovo, nei tuoi occhi e nei tuoi gesti, le nostalgie dei tuoi passati lontani da me, forse anche da quel te stesso che non c’è più, che è ormai cambiato, diverso, e decido di legarle con fiocchi colorati ai rami di questi alberi, gli alberi di questa mia piccola città per non dimenticare ciò che vedo ma per ricordare trasformando in vento48

sabato 7 luglio 2007

La battaglia dei mirtilli

Folgarida, Val di Sole, sentieri nel bosco. Magliette bianche obbligatorie, nascosti tra i cespugli nel silenzio dei rumori della natura. Solo il petto batte forte, l’attesa dell’attacco, mirtilli e more sembrano grondare sangue tra le mani. Bersaglio. Parte la raffica, le urla, i lanci, traccianti viola, neri e lampone sfrecciano nell’aria. Corrono, corriamo, corro tra un tronco e l’altro, in ginocchio al riparo di una pianta a ricaricare le munizioni. Non lontano muggisce una malga, bambini che giocano alla guerra, ferite finte, forza vera, magia di un giorno, grande gioia.
7 luglio 1977

venerdì 6 luglio 2007

U.F.O.

Primo e unico motivo che rende illegittimo il presente verbale di accertamento è che all’accendersi della luce gialla l’autoveicolo si trovava troppo vicino alla linea di arresto, pertanto il conducente si è trovato a dover disimpegnare l’incrocio senza indecisioni, poiché un improvviso arresto del veicolo avrebbe potuto causare tamponamenti. Ma la durata della luce gialla è risultata troppo limitata per consentire al conducente di attraversare l’incrocio prima che si illuminasse la luce rossa. Come si nota dalla prima immagine fotografica le ruote anteriori del veicolo si trovano a meno di un metro dalla linea di arresto. Una improvvisa frenata, per quanto la velocità dell’autoveicolo fosse limitata, avrebbe potuto causare pericolo per il conducente e per chi lo seguiva.
Occorre valutare che in molti casi la durata della luce gialla è troppo limitata o comunque non adeguata alla rete viaria, all’intersezione e al volume di traffico veicolare in atto.
Ciò confligge con la natura e la funzione del semaforo, il quale, ai sensi dell’Art. 158 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 (regolamento del Codice della Strada), serve per regolare, nel tempo, l’avanzamento delle correnti di traffico in una intersezione e non già per interrompere improvvisamente il flusso, con conseguente pericolo per la circolazione e per la vita umana stessa.
Per tali motivi il conducente non poteva far altro che disimpegnare immediatamente l’incrocio per evitare di causare incidenti.
P.Q.M.
Poiché le normative vigenti prevedono che il conducente disimpegni l’incrocio senza indecisioni qualora l’autoveicolo si trovi troppo vicino alla linea di arresto all’accendersi della luce gialla, e, soprattutto, non essendo colpevole il conducente di aver attraversato l’incrocio all’accendersi della luce rossa poiché la durata della luce gialla era troppo limitata per poter garantire un arresto sicuro dell’autoveicolo, il ricorrente
CHIEDE
1. Di voler respingere, previo annullamento del verbale, perché priva dei necessari presupposti, la richiesta sanzionatoria di € 151, 00.
2. Ai sensi dell’Art. 18 della L. 24.11.1981, N. 689, di essere sentito dalla S.V. per meglio poter argomentare le proprie difese.
Con ogni più ampia riserva.

giovedì 5 luglio 2007

Svegliami tu

La casa è rosa. Appena dietro c'è la ferrovia, binario unico, il fantastico odore della massicciata. Tra un ulivo spelato e un palo della luce si intravede il mare. Corro a scrivere nei muri dei box quello che non posso dire. Luce tenue dei neon, nessun sole a cancellare. Se mi guardi le parole non hanno senso e la verità è l’onda, la risacca, i ciotoli che si abbracciano rotolando insieme. Torniamo. Ho appena imparato a bere la birra, solo quella rossa. Ho l’appetito atavico della carestia, la fame di chi sa che non si ciberà mai più. Andiamocene. Alla finestra mi convinco che devo spegnerti, bagnare il caldo che aumenta. Sudo di quel caldo e del pensiero. Butto il mozzicone e aspetto di vederlo consumare, svanire la brace. Vola di tutto nel cielo, tutto tranne quello che mi interessa, vola via. Vedi che ti sto guardando ma non vengo lì. La sabbia nei piedi la salsedine sul viso. Aspetto in strada, scendi ma non è più estate. Un diverso palo della luce che non limita l’orizzonte ma sostiene il mio corpo. Appena spegni tutto, scrivo. Ti ricordi? Era sempre acqua ma di lago e quello che avrei voluto dipingere sui muri delle case era sempre lo stesso, tranne tu. Anche il vento cambia, sa di pini.

mercoledì 4 luglio 2007

Il Maestro e Margherita

Un amico di famiglia entra in un bar di Varese e mi vede su una copia della “Prealpina”! Non male come caso. Aprile 1987, San Giorgio su Legnano, Campionato Italiano Semilampo (15 minuti a testa per tutta la partita). Una delle mie prime kermesse nell’agone scacchistico. Sì ma, chi è quel tizio che siede alla mia sinistra e che mi rovina l’immagine con quella sua faccia serissima? E chi lo sa. Sarà un nessuno qualsiasi. Dovrò aspettare ancora un anno o due per vederlo in giro per l’Italia, Varallo Sesia, San Benedetto del Tronto. A dire il vero, più che vedere lui si notava la sua ragazza dell’epoca! Poi lui era già Maestro o quasi, insomma per noi polli una specie di semidio inarrivabile. Per conoscerlo avrei dovuto aspettare ancora un bel po’, fino al 1994. Agosto, sono col Vinzo seduto su un treno che sta partendo alla volta di Cannes; vedo passare sulla banchina un trafelato Maestro di scacchi! E’ lui, Carlo Marzano, Maestro romano! Faremo il viaggio insieme e gli offriremo anche un comodo letto nel residence che avevamo prenotato: lui, ovviamente, era partito all’avventura…peccato che dopo quattro giorni ha dovuto cercarsi un albergo perché da noi arrivarono Alberto e Margherita! Ah Carlo, non ho ancora deciso se venire o no a Nizza…adesso ci penso! (fra 15 giorni invece Marzano e il Vinzo vanno nei Carabi, Curacao, mannaggia a loro!)
Ma veniamo a oggi, perché è anche grazie a lui se sono arrivato secondo ex-aequo in un concorso di per la miglior partita commentata (un bel 75 euro di premi in libri!). Mi ha votato “primo” come miglior partita, insieme a Michelangelo Scalcione, mentre solo terzo per l’altro amico romano Marco Corvi, decimo per Fabrizio Bellia e ottavo per Folco Ferretti.
Qui l'articolo.
Di seguito la partita commentata e premiata.





[Event "Camp. Italiano"]
[Site "Monza"]
[Date "2002.02.24"]
[White "Zanni M."]
[Black "Radice L."]
[Result "0-1"]
[ECO "C10"]
1.e4{Amici e colleghi, ho deciso di commentarvi questa partita non perché brillante,anzi, ma in quanto rappresenta quello che per me sono gli scacchi: il riscatto sociale del pedone! Non vedrete varianti mozzafiato o sacrifici mirabolanti, di più, non vedrete proprio nessuna variante nei commenti! Solo eteree considerazioni...}e6 {!} {La genesi di questa apertura contro i giochi aperti è quanto mai primitiva:perché beccarsi un permaturo "barbiere" o qualche fastidioso Axf7scacco? No Signori...che violenza, che volgarità...ragioniamo un attimo, con calma. Troppo sangue è stato romanticamente versato sulla Diagonale Italiana!}2.d4 d5 {e fin qua tutto a posto} 3.Nc3 dxe4 {uno dei sogni "francesi", ma anche indiani!, è lasciarsi invadere al centro da una marea di pedoni bianchi per poi smantellare la bella costruzione con duri colpi ai fianchi e lasciare il malcapitato in braghe di tela (Nda: per altre eventuali similitudini e osservazioni tecniche oscure rimando al "Nuovissimo Vinzonelli") ad osservare le rovine della sua architettura. E allora? Beh, non posso certo imbastire ora una cronistoria della teoria del centro e tutte le ferventi e ruggenti polemiche e dicussioni che questa mossa ha provocato nei primi decenni del Novecento! La famosa "cessione del centro", bollata come strun... da Tarrasch e invece...invece se non ne avete mai sentito parlare, se pensate che Rubinstein sia solo un pianista e Nimzowitch una marca di elettrodomestici ungheresi...beh, siete delle pippe e molto probabilmente continuerete a spostare legna da una parte all'altra della scacchiera senza la minima arte! Cediamo un pedone oggi per averne due domani...! Che Berlusconi abbia sul comodino una copia in ghisa del "Mein System. Ein Lehrbuch des Schachspiels auf ganz neuartiger Grundlage"??}4.Nxe4 Bd7 5.Nf3 Bc6 {Questa è un'idea talmente infantile e pura che può far sorridere gli esperti. Il Nero prova a pareggiare il gioco con le mosse più logiche e spontanee possibili: liquida una coppia di pedoni centrali, cambia il pezzo che in genere rimane più passivo in questi impianti -l'alfiere campochiaro- e organizza l'assalto al supertsite pedone centrale bianco con c5 e/o e5, dopo di che può cominciare a giocare per vincere....Più semplice di così!} 6.Bd3Nd7 7.Bg5 Be7 8.Bxe7 Qxe7 {il Bianco non ha in nessun modo ostacolato l'idea del Nero, anzi lo sta aiutando con un cambio in più. Perché ho preso di Donna e non di Cavallo? Chi ha fatto questa domanda si tolga pure 100 punti elo!}9.O-O Ngf6 10.Re1 Bxe4 11.Bxe4 Nxe4 12.Rxe4 c6 {bene, questo è il "tabo" cui il Nero mirava. Si può essere felici? Certo, lo scacchista è anche asceta e sa accontentarsi di piccole cose. Qualcuno si sta annoiando? Male! Proprio adesso che cominciava a...non succedere proprio niente! I fan di Tal sono pregati di abbandonare la sala analisi!}13.Qd2 O-O 14.Rh4 {il Bianco tradisce per primo la logica del centro! Pagherà per questo! l'idea in sè però non è malvagia: accidenti, mi si vuole mattare in h7!}Rad8 15.Qa5 {Classica "stategia del cormorano": grandissima apertura alare...un pezzo di qui (Th4) un pezzo di là (Da5) e la posizione una brutta piega prenderà!}a6 {abbiamo rispetto anche dei più umili...suvvia!} 16.Rh3 {il cormorano sorvola beato l'azzuro mare della scacchiera...}c5 {zac! toccato!} 17.Qc7 {mmm....mi si penentra in settima} cxd4 {che trasformazione, che soddisfazione, che emozione! Ho vinto! sono in possesso di due magici e inopposti pedoni centrali! Vive la France! olé olé! Per un nuovo miracolo scacchistico! Il resto, come abbiamo sempre letto sui miglliori testi sovietici (!), è solo questione di tecnica!} 18.Qxb7 Qd619.Qe4 Nf6 20.Qd3 e5 {non riuscivo ancora a capire -e ciò mi arrecava grande fastidio!- quale dei due pedoni sarebbe andato a Donna...Mah?!?...per sicurezza ho deciso di portarli in settima tutti e due, poi si vedrà!} 21.Nd2 {un disperato tentativo di blocco}h6 {una imprecisione causata dal relax, dalla lussuria, dal vizio, dal freddo, dalla scarsa illuminazione, dall'ennesima sigaretta, dalla ventesima visita in bagno causa tensione e soprattutto dall'ingresso in sala torneo...di una bella ragazza! Ah Ah Ah!! 21..., g6 sarebbe stato più in linea con l'inevitabile preventivato}22.Re1 Rfe8 23.Ne4 Nxe4 24.Qxe4 Qe6 {L'attacco doppio, madre (o padre?) di tutta la logica di questo nostro simpatico passatempo! (passatempo a chi??) Visto che si muove unavolta per uno -una democrazia perfetta forse?- se pago uno e prendo due o vinco ascacchi o sono vittima di un genio del marketing. Dimenticavo, se qualcuno non vede l'attacco doppio di cui parlo si tolga a cuor leggero 50 punti elo; l'attacco doppio può anche non essere "diretto", cioè attacco palese a due punti dello schieramento avversario, ma anche il mix di un attacco diretto piùuna minaccia! Nel nostro caso è l'attacco diretto su "a2" e la minaccia posizionale della spinta f5! Cfr. nota alla 21ma del Nero}25.Ra3 f5 26.Qe2 Rd6 27.Qd3 e4 28.Qb3 Qxb3 {Ma i finali di torre non sono tutti patti?? Si è vero...sto correndo un grande rischio, anche perché non ho nemmeno un pedoncino di vantaggio...speriamo in bene...!}29.Rxb3 Rc8 {non un banale e scontato attacco a uno stupido pedone arretrato ma un grande investimento sul futuro del pedone "d"! Il cormorano ha le alucce spezzate...leggi assoluta disarmonia e scoordinazione dei pezzi. E senza armonia a scacchi suona solo il requiem}30.Rc1 d3 {toc toc...c'è nessuno in casa?} 31.c3 {Sì sì è aperto...prego si accomodi!}f4 {andiam...adiam...la la la la...} 32.Rb4 e3 {in fila per tre...}33.fxe3 fxe3 34.Re4 e2 {semplice no?} 0-1

martedì 3 luglio 2007

Campioni del mondo

Italia-Francia 6-4 dopo i calci di rigore. Avevamo promesso, non potevamo tirarci indietro: bacio. 9 luglio 2006. Li abbiamo seguiti in piedi, lo abbracciavo e gli dicevo: “Tranquillo Mario, ho già perso io ai rigori per tutti e due, ho già perso io”. Frase senza senso ma rincuorante. Lo guardo in cucina armeggiare con pentole e fornelli. E’ meridionale, è il mago del soffritto. Se non fosse meridionale non mi piacerebbe. Mi sono sempre chiesto se sia più bravo a cucinare o a smanettare sui computer. Visto che sto scrivendo con un pc e visto che dopo le cene da lui sono sempre stato in ottima forma, direi pari. Soffritto cablato e formattato sarà allora la sua specialità. Pollo alla Maria Stuarda, branzino al sale o impepata di cozze? Tutto. Ceniamo sul balcone. E’ meridionale quindi è scaramantico: porto io il vino e salgo sempre le scale a piedi, non si sa mai. Have you asshole?
Se hai bisogno lui c’è. Ti spiega le cose, le spiega a tutti, e tu lo ascolti. E’ cresciuto in fretta, è andato a vivere da solo e le cose le sa. Solo non dovete fargli sentire “La flaca” mentre guida. Si innamora dei marciapiedi. Si innamora. Sempre. Quando non si innamora di una ragazza la fa piangere, ma questo già lo sapete. Non sono mai andato d’accordo con le sue ragazze, specie quelle che si nascondono dietro il frigorifero. Mi chiede e mi ascolta, anche se io non ho consigli da dargli, se non quello di dedicarsi alle tabelline del 7, rilassa e distende. Tri oeuf cott in sul foeuc, forse si scrive così. Se hai bisogno lui c’è, anche se ti fa prendere la licenza con la lingua e ti ammazza di flessioni. Non a me, nemmeno ho fatto il militare, lui invece sì e noi tutti lo sappiamo. Marietto. Abbiamo passato una notte davanti a una scacchiera con sopra solo Re e torri. Tu non giochi a scacchi ma il “taglia fuori” è un concetto universale. Senza tempo, come i portacenere che abbiamo riempito. Se hai bisogno ci sono.

27 Roulette

Gilles Villeneuve sarebbe morto alla prossima festa, anzi, proprio durante la prossima festa, casa Corio, 8 maggio 1982. Qui invece faceva ancora freddo, fuori ovviamente. Dentro no. Casa Bianchi, carnevale. Per lo scontro con la March del tedesco Jochen Mass mancavano ancora circa tre mesi, qualche compito in classe e un po’ di interrogazioni. Rosso anche alla roulette. I mondiali non si poteva nemmeno sognare di vincerli, era ancora inverno.
Formazione: in piedi da sinistra, Civati, Villa, Messori, Corio; in ginocchio, Bianchi, Radice, Ghezzi, Piaterra. Febbraio 1982

lunedì 2 luglio 2007

Livio

Grembiule nero e grembiule bianco, sussidiario. Nel banco c’è ancora il buco per il calamaio. Di fòrmica verde con l’incavo nero in cima come porta penne e matite. Abbiamo fatto solo un anno insieme, forse due. Riempivamo pagine e pagine di quaderni a quadretti con le tabelline del 7. Volevamo vedere chi sarebbe andato più lontano e chi avrebbe commesso meno errori. Nessuno capiva il nostro gioco e la nostra sfida. 5.439, un successo, primo! Quaderni accartocciati dal tanto scrivere. Ora avremmo dovuto ricontrollare tutto da capo. Ci annoiavamo molto di più a rincorre un pallone su un campo polveroso o a disegnare alberi seduti in mezzo a un prato. Oggi non ti riconoscerei più, non avrei idea del tuo volto. Contavamo. 1974

domenica 1 luglio 2007

Terza da destra

Prendo sempre la quinta da sinistra. Uso sempre le stesse dita e guardo sempre la fiamma che si sfuoca sotto i miei occhi. Guardo spesso la brace che si arrossa mentre respiro.

sabato 30 giugno 2007

20+20


Nell'imminenza dei quarant'anni

Il pensiero m'insegue in questo borgo
cupo ove corre un vento d'altipiano
e il tuffo del rondone taglia il filo
sottile in lontananza dei monti.
Sono tra poco quarant'anni d'ansia,
d'uggia, d'ilarità improvvise, rapide
com'è rapida a marzo la ventata
che sparge luce e pioggia, son gli indugi,
lo strappo a mani tese dai miei cari,
dai miei luoghi, abitudini di anni
rotte a un tratto che devo ora comprendere.
L'albero di dolore scuote i rami...
Si sollevano gli anni alle mie spalle
a sciami. Non fu vano, è questa l'opera
che si compie ciascuno e tutti insieme
i vivi i morti, penetrare il mondo
opaco lungo vie chiare e cunicoli
fitti d'incontri effimeri e di perdite
o d'amore in amore o in uno solo
di padre in figlio fino a che sia limpido.
E detto questo posso incamminarmi
spedito tra l'eterna compresenza
del tutto nella vita nella morte,
sparire nella polvere o nel fuoco
se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.
(Mario Luzi, 1954)

Caino e le spine

Ci sono più lucciole che zanzare. Siamo tutti in giardino. La strada finisce con casa mia, poi un sentiero nel prato e il granoturco. Su un trabiccolo la televisione che ha solo due canali, sedie della cucina, qualche sdraio. Giovanni, Wilma, Giorgio, Egle, io che non arrivo ancora al metro, Paolo, Fernanda, Bruna, Andrea, Vittorino, Edy, Paola, Gianni, Elda, Armida, Silvano, Angela, Dino e altri che sicuramente erano lì ma non ricordo. Molti non ci sono più. Bianco e nero ovviamente. Il frigorifero non ha il freezer e il telefono è della Sip e ha il disco e il duplex. Afa. Le macchine in garage hanno il paraurti in acciaio luccicante, non di plastica, e i fari cromati sporgenti, come le astronavi che guido. E’ la fine di un decennio magico, si crede di assistere a qualcosa che cambierà il mondo. Carosello quella sera non è più un limite invalicabile. Per me è una festa fino a che non mi mettono a letto. Sogno di essere anch’io un astronauta. 20-21 luglio 1969

venerdì 29 giugno 2007

Circolino

Ma quanti ne siamo? Io vedo il Piccoletto, Kindofblue, l'Imperatore, il Figlio del Sole, il Cucciolo Barbuto, il Maritino, KKKK, Il Capitano, Big Nose, Holly, l'Ispanico, MF Cattivik, il Surfista Argenteo, Tre Milioni, Tigretto Boschivo, Grandi Passi, Jack lo Sbroffo, Capitan Bauscia, Nano Bagonghi, Jerzy Dudek, Il Prof. Facezia, SGM, Jimmy Knepper, il Flagellatore, Marcos, Gigetto, Michele Zanche, Adeodato Diotallevi, Zwischenzug, XXLori, Jethro82, Shatranj, Spingilegno, Gajardo, il Premover, Ladysil, Sartana, Kob, Pixeldj, Peterkalz, Bobby Cartolina, Bo Nunn, Marcantonio Colleoni, Gigi Lamera, Menopermeno, Alice, Boombastic, Psylocibe, L'Innominabile, MR, Crono, le Hostess, l'Alpino Malmostoso, Pell & Oss, Bxx, Bullet, Zanisc, Sdrumovic, Liverpool, Ginko81, il Gabibbo...mi dimentico di qualcuno? Probabile, ma non è problema, non è una lista chiusa.
El ajedrez es como una bella amante!

Pis en' lov


Posso essere d'accordo con Harry?
Quasi sempre. Ogni tanto però ha delle cadute di stile, tipo questa:

Harry: "I love that you get cold when it's 71 degrees out. I love that it takes you an hour and a half to order a sandwich. I love that you get a little crinkle in your nose when you're looking at me like I'm nuts. I love that after I spend the day with you, I can still smell your perfume on my clothes. And I love that you are the last person I want to talk to before I go to sleep at night. And it's not because I'm lonely, and it's not because it's New Year's Eve. I came here tonight because when you realize you want to spend the rest of your life with somebody, you want the rest of your life to start as soon as possible."

Non ci siamo. Più sincera e realista la bionda Samantha, condivisibile, logica:

Carrie: "I'm not going to replace a man with some battery-operated device."
Miranda: "You haven't met 'The Rabbit'."
Samantha: "Oh come on, if you're going to get a vibrator, at least get one called 'The Horse!"

giovedì 28 giugno 2007

Miami Vice

“Ciao Gina”. Non mi guarda proprio bene. Però è uguale, no è identica. “Intendevo Gina Calabrese, la detective di Miami Vice, quella che sta con Crockett, Don Johnson…” Nulla, si vede che non guarda la televisione e allora perché siamo qui a studiarla? Università Cattolica. Siamo in pausa tra un’ora e l’altra della lezione di “Teoria e tecnica delle comunicazioni sociali”. Suo padre, mi racconta poi Matteo, è un grande giornalista, un inviato di guerra ed è amico del professore. Ecco perché sta sempre in prima fila e prende appunti per tutti e 45 i minuti della lezione. “Sì Matteo, però mi sono sputtanato con quella battuta, non ho fatto colpo, anzi, mi ha squadrato come un cretino”. “Gia, e poi, quella la conoscevo un po’ al Liceo, è crema, è proprio crema quella!”. “Crema?”. Io non sono nelle prime file, ovviamente, non la vedo bene: vedo solo la montagna dei suoi capelli. E’ gennaio, fa freddo, i cappotti e i maglioni pesanti lasciano solo lo spazio alla fantasia e all’intuito. Profumo. Forse è questa la crema di cui parlava Matteo. Fuma Muratti slim, insopportabile, come le vecchie signore impellicciate. Si atteggia. Viene direttamente dalla Milano da bere e se ne vanta. Irresistibile, da punire.
Scendo dal palcoscenico con una tuta da lavoro nera e sporca, la barba sfatta, una canottiera bianca bucata, la matita nera sotto gli occhi, i capelli spettinati ad arte dal gel. Mi aspettava in platea con Matteo. Lui mi strizza l’occhio. Mi sento già dentro di lei e respiro la sua voglia. Il giorno dopo respiriamo con una sola bocca. 10 febbraio 1990. Non mi stupisce la data, c’era da aspettarselo. Celle Ligure nella casa di Rita. Dormi con lei, meglio, le apparenze. Anche quando siamo senza Rita tu salvi le apparenze sotto un lenzuolo. Lo tolgo, voglio vedere. Vinco il torneo di 2a Nazionale, 7,5 su 8, non male. Bedonia, Parma, facciamo l’amore nella casa del cavallo. Non è effetre o effesei ma proprio la casa dove tenevate il cavallo che tanto amavi. Una villa immersa nel bosco. Per i tuoi siamo amici. Certo, amici. Brucio il ceppo ornamentale di tua madre: a me sembrava solo un pezzo di legno come gli altri. Lago di Como, capodanno. Non vediamo quasi mai la luce del sole e mi doni l’ultima parte del tuo corpo. Milano, luglio, afa, mozzarelle in carrozza, indigeribili. Mi pianifichi la vita, il nome di nostro figlio che mai nascerà e dove passeremo il capodanno del 2000 anche se mancano ancora otto anni; non digerisco. Compiano, il castello, il premio letterario, la tua gente, la tua vita, i tuoi sogni, io alieno. Mi presenti Mario Luzi: un brivido. Non sono degno. Sei libera di andare adesso Carolina, non ti sto tenendo, non l’ho mai fatto. Vai.
“Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.”
(“Se musica è la donna amata”, Mario Luzi)