Dov’eri fino a ieri? Amica di amici, si dice così. Lui ha altro per la testa anche se a me non sembra mentre ti scrive messaggi che non saprei nemmeno da che parte cominciare. Mi riprometto che non te li scriverò mai: sbaglio, come al solito, perché tu li vorresti. Fai a pezzi pian piano un tovagliolino rosso, diventano mille coriandoli. Ti avevo già vista, ne sono sicuro. No, non veramente, ma sono sicuro che da qualche parte c’eri. Il distributore automatico non mi distribuisce le sigarette che vorrei. Giro in macchina, da solo, tu non esci, non ti va. Domani è domenica. Ti racconto tutto quello che sto facendo per almeno un’ora. Faccio sempre lo scemo con le cameriere e, anche se non bevi alcolici, nel bicchiere che hai davanti ci sono menta, rhum bianco, zucchero di canna, lime e acqua frizzante. Direi un mojito. Strano. Scrivo, scrivi, scriviamo sul tuo taccuino. Ci fermiamo al punto 48. Mi alzo verso di te. 4 aprile 2007giovedì 21 giugno 2007
48
Dov’eri fino a ieri? Amica di amici, si dice così. Lui ha altro per la testa anche se a me non sembra mentre ti scrive messaggi che non saprei nemmeno da che parte cominciare. Mi riprometto che non te li scriverò mai: sbaglio, come al solito, perché tu li vorresti. Fai a pezzi pian piano un tovagliolino rosso, diventano mille coriandoli. Ti avevo già vista, ne sono sicuro. No, non veramente, ma sono sicuro che da qualche parte c’eri. Il distributore automatico non mi distribuisce le sigarette che vorrei. Giro in macchina, da solo, tu non esci, non ti va. Domani è domenica. Ti racconto tutto quello che sto facendo per almeno un’ora. Faccio sempre lo scemo con le cameriere e, anche se non bevi alcolici, nel bicchiere che hai davanti ci sono menta, rhum bianco, zucchero di canna, lime e acqua frizzante. Direi un mojito. Strano. Scrivo, scrivi, scriviamo sul tuo taccuino. Ci fermiamo al punto 48. Mi alzo verso di te. 4 aprile 2007
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1 commento:
Ti darò il tempo di spogliarti. Poi mi sfilerò l’abito e indosserò il tuo piacere.
Nuda ti girerò intorno per offrirti carne cruda che si sbrana senza pietà ma dolcemente.
Appoggerò la mia schiena contro la tua per condividere insieme a te il sapore dell’assenza.
Starò qui, completamente svestita, a seppellirti le dita dove muore la paura, pronta a ricevere il tuo incanto.
Nuda...guardami.
Sono spoglia di noi. Di un tutto che non arriva e di quel niente che mi fa battere il cuore.
Tu sei il veleno che dà morte alla mia pazienza.
Ti parlerò di ogni goccia di fuoco che hai tra le labbra inzuppate di tutto quello che non si può dire.
Ora, se mi annusassi capiresti, dal rumore della pioggia sui seni, dal sapore di seme dopo l'amore, capiresti i miei spazi vuoti.
Assaggiami, perchè so di pioggia che diventa salata come la goccia che aderisce all'asfalto e nel silenzio sparisce.
Fisso il punto più lontano del mare e.....ti trovo.
Notte.
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