sabato 23 giugno 2007

Le fragole

Villa Campello, Albiate. Incontro di poesia.
Ho camminato per te sotto il sole, non invano, sei rimasta, sei.
Hai attraversato anni, decenni, amori, vita. Solo le nostre menti si sono penetrate, nessuna carne, nessuna terra, nessun sudore.
Sei più reale della materia. Sei.
Hai recitato per me; provavi tra gli alberi, il tuo seno generoso si gonfiava delle mie parole, la tua voce cullava i miei occhi, il tuo corpo vibrava delle mie immagini. Fragole e champagne.
Paola. Lorella. 9 luglio 1989


KRIS
Una sala di cristallo
tintinnio di tazzine da tè
bellissime donne
tronchi enormi alti
in un lago d'acqua cristallina
un'impalcatura gigante d'acciaio
scintillio lamiere ondeggianti
un cavallo due cavalli
quattro cavalli bianchi
il binario lungo assottigliato
una carrozza al galoppo nell'oscurità
dall'alto della foresta
tra immense foglie smeraldine
un filo di fumo
vapore nero di ferro
in collisione la carrozza
il treno incontro
incastro distrutto i resti
nel vuoto lenti
verso l'acqua i cavalli
smembrati nell'acqua spruzzi
carne sangue onde
rosse snelle sulle
radici carnose venate
gibbose dei tronchi.



LE FRAGOLE
La notte non
uno statico incantesimo
vibra una pentade
abbandonata debole
in un angolo verifica
il lento risorgere
di lingue umide.
Sdraiato alla luna
accartocci il torbido
desiderio più di
un lembo di sabbia
un calcio, soffia.
Balsamo di zucchero
per ferite non più
cresce il respiro
che già solo
adombra quando
ormai era vicina.
Ali finestra
il suo urlo dipinge
nel pugno.
Ali finestra
il suo urlo
un pugno.


IL GIARDINO NUDO
Spacca a bastonate
il cranio dei pazzi
che non abbia più
a risorgere quel germe
di squallide melodie
nelle umide stanze
di un incestuoso incontro.
Andrai a ricalpestare
quell’erba bagnata
nel campo del sole
a raccogliere conchiglie
un mare di plastica
profuso di cadaveri
pesci infernali di
sogni castrati.
Le scale ti accolgono
ancora appoggiato a
quel muro il sudore
della corsa suprema
per quei labirinti di
asfalto e vernici.
Ricolora nell’attesa
della solita la saliva
dello sforzo una figura
che ti trascende e accostandosi
sfiora la tua era.
Lo sentivi sgorgare
quel seme violento
giù per le mani
avvolto dentro stracci
l’odore di quell’attimo.
Più forte giunse la
paura lo strano abito
dai cento bottoni con
le macchie del tempo.
Ora rallenta il
passo e piano
avanza il rumore
quel rintocco alita
al passaggio metropolitano.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Protesa verso il cielo, questa mia inutile malinconia parla con il suono del silenzio e, facendo compagnia al vento, rende oscure le luci della città invisibile.
Chiede un pensiero per ogni respiro, mentre la dolce tristezza, divenuta profezia del cuore, attraversa il cielo come un lampo.

La città dei pensieri vive in ognuno di noi. Candida e triste agli occhi appare e stranamente silenziosa.

Irrompe nella stanza il rumore della strada e vivo il vento aggressivo prende forma compatta tra la gente e il suono del suo movimento, simile a quello di un fiume di miele, rende gli animi inquieti...