mercoledì 20 giugno 2007

Ping pong



Amici. Amici di Liceo. Il poeta, il chimico, il pittore, il logico. Primavera. Le sei di sera, il ritrovo, il ping pong. I libri restano a casa, nessuno ha più voglia di studiare. Due ore, almeno due ore si suda e ci si scanna. Singoli, doppi, giro, non importa, bisogna sudare, divertirsi, battersi e sbeffeggiarsi. Il logico ha sempre avuto un polso diverso. Un polso magico, una precisione chirurgica. Il poeta era un fabbro, potente ma agile, ma non aveva quel polso. Il chimico avrebbe dovuto avere un altro soprannome: il ragioniere. Mai un colpo diverso, mai un lampo di genio, nulla. Amministrava. Il pittore aveva un polso magico anzi una mano magica: ma con la matita, col pennello, con le tele. Il pittore voleva rubare il polso del logico, credeva che così avrebbe anche disegnato meglio. Il logico era contento solo di metterla dove il pittore non sarebbe arrivato a prenderla. Sorrideva e non pensava ad altro. Lungolinea, punto. 21. Tutte le sere alle sei si giocava e qualsiasi partita, singola o doppio, vedeva il logico in testa. Il poeta e il chimico si dannavano, sudavano, si divertivano, imprecavano, si tuffavano, solo non vedevano la sofferenza del pittore. “Questa racchetta non va bene!” “Domani proviamo a giocare tutti con quelle che ci sono al bowling” Andarono tutti al bowling. Facevano gli scemi più del solito, sapete, le ragazze che guardano. Le racchette facevano schifo. Il logico fece spallucce: “E’ uguale” Vinse il logico. L’indomani il pittore disse che c’era troppo vento. Propose di giocare al chiuso e portò delle palle rosse, sue, disse che le vedeva meglio. Il chimico rideva, il poeta chiese se costavano tanto perché lui ne spaccava a mazzi ogni sera… Vinse il logico anche con le palle rosse. “Domani provo con la Stiga 5 stelle di mio fratello!” disse il pittore. “Ok, io con quella di legno di mio nonno allora” replicò il logico. Provammo anche a giocare con la sinistra una sera. Incredibile! Il pittore vinse la prima partita della sua vita contro il logico. Il Poeta non riusciva a tirare le sue classiche mazzate con la sinistra e il chimico era spiazzato, non riusciva e fare il suo solito compitino. La seconda partita il logico vinse, con la sinistra, contro il pittore. Abbiamo provato anche a giocare in ginocchio, ma faceva male e più di tutto fece male al pittore, ma non le ginocchia, al suo spirito: perse anche in ginocchio. Metafora di tutto. Non giocammo più. Il pittore andò a fare il paracadutista per un anno. Ci si vede meno adesso. La vita. Il lavoro. I figli. Storie diverse. Siamo rimasti amici, veri amici. Vinceva sempre il logico. 20 marzo 2007

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