giovedì 5 luglio 2007

Svegliami tu

La casa è rosa. Appena dietro c'è la ferrovia, binario unico, il fantastico odore della massicciata. Tra un ulivo spelato e un palo della luce si intravede il mare. Corro a scrivere nei muri dei box quello che non posso dire. Luce tenue dei neon, nessun sole a cancellare. Se mi guardi le parole non hanno senso e la verità è l’onda, la risacca, i ciotoli che si abbracciano rotolando insieme. Torniamo. Ho appena imparato a bere la birra, solo quella rossa. Ho l’appetito atavico della carestia, la fame di chi sa che non si ciberà mai più. Andiamocene. Alla finestra mi convinco che devo spegnerti, bagnare il caldo che aumenta. Sudo di quel caldo e del pensiero. Butto il mozzicone e aspetto di vederlo consumare, svanire la brace. Vola di tutto nel cielo, tutto tranne quello che mi interessa, vola via. Vedi che ti sto guardando ma non vengo lì. La sabbia nei piedi la salsedine sul viso. Aspetto in strada, scendi ma non è più estate. Un diverso palo della luce che non limita l’orizzonte ma sostiene il mio corpo. Appena spegni tutto, scrivo. Ti ricordi? Era sempre acqua ma di lago e quello che avrei voluto dipingere sui muri delle case era sempre lo stesso, tranne tu. Anche il vento cambia, sa di pini.

Nessun commento: