venerdì 30 novembre 2007

Crying shopping

Un bel sabato pomeriggio.
Un torneo lampo, 17 turni, in un centro commerciale di Cantù nel delirio della confusione prenatalizia. Fantastico.
Io e il mio amichetto kob a nutrirci nel peggior ristorante che si poteva scegliere (Gran Chef...il nome lo ha ispirato!).
Digeriamo e guardandoci in giro pensiamo a voce alta: "Ce la possiamo fare".
Tanti amici, adrenalina, risate, sigarette e gesti scaramantici, gente che osserva stupita...pensavano che gli scacchi fossero un giuoco riflessivo da biblioteca o monastero, e questi come fanno in sta bolgia?
"Signora, cominci a operare alle corde vocali il suo bambino e già dimezziamo i decibel!"
Sempre bello, sempre entusiasmante e quando c'è anche il risultato beh, come in tutti gli sport, la stanchezza svanisce e la gioia è tanta.
Mai andato prima di quel sabato in un centro commerciale di sabato e mai ci riandrò!
Dove? Qui!

mercoledì 21 novembre 2007

Sono ricco

Sono povero.
Ma ho imparato tante cose; ad esempio so arrotolare gli spaghetti con la forchetta che i tedeschi ancora mi guardano che non sanno da che parte cominciare. Suggerisco dall’inizio: pollice, indice, medio.
Ho capito che per stare seduto in metropolitana e non dare il posto alle vecchiette devo far finta di dormire. Tanto non è loro il posto; è del mutilato di guerra e dell’invalido del lavoro o dell’invalido di guerra e del mutilato del lavoro. Insomma di uno che tanto non sta seduto perché magari manco ha tutte e due le gambe.
Questo ho imparato. A mettere la mano davanti alla bocca se tossisco o sbadiglio.
Sono ricchissimo di nozioni, meno di esperienza rispetto a qualcuno ma tanto rispetto a tanti. Mi piacciono queste frasi contorte.
La vecchietta poi si è messa davanti ma io me ne frego e aspetto almeno una donna incinta. Ah quella sì che merita il posto. Ah no…avrà almeno altri cinque o sei figli quella, meglio se dormo ancora un po’.
Sono povero ma ho tutto. Certo, rispetto a chi non ha nulla.
Piove e ho l’ombrello.
Leggevo da qualche parte che in una sperduta zona della Amazzonia vive un popolo che…no forse è dell’Australia…non ricordo.
Sono ricco, posso mangiare e vedere gente che usa lo stuzzicadenti.
Sono ricchissimo.

martedì 13 novembre 2007

Quasi sicurissimo

Ho attraversato la tangenziale a piedi perché avevo un pesce rosso a cui piaceva il vino.
Ho provato a spiegargli le gioie del bianco ma l’hanno pescato in Tanzania.
Non importa, anche perché c’era così tanto vento che il telefono non prendeva e i gettoni erano tutti sepolti nel campo. Adesso ci manca solo che debba aspettare primavera.
Dice che invece non bisogna annaffiare i libri, che basta metterli in una stufa.
Senza il gettone il disco non serve. Nemmeno i tasti. Ma col disco era più bello.
C’è il fosforo nel pesce e il ferro, ma più nel gettone. Conviene mangiare il pesce allora e riattraversare sei corsie è meglio col sottopassaggio.

martedì 6 novembre 2007

Acetone

Io le ricordo rosse, però non lo giurerei. Tipo di vernice rossa, ma anche no.
Il prato invece era verde e un po’ marrone.
Il plaid era scozzese, sono sicuro. Armida aveva degli enormi zatteroni rossi. Guardavo i suoi piedi dimenticando, o non sapendo ancora, cosa potesse esserci sopra quel piedistallo.
Li fissavo che si imbarazzò.
Frugavano nella borsa per cercare delle sigarette o da accendere o qualsiasi cosa potesse servire a delle ragazze sdraiate al sole in un prato del parco.
Anche dei ragazzetti che passavano su una Vespa ronzavano intorno facendo i bulli.
Baby sitter, ero fortunato ad averne due così. Ma ricordo solo Armida, le sue scarpe rosse, alte, grandi e i piedi bianchi. Non ho mai smesso di pensarci da allora.
Estate 1972