martedì 29 aprile 2008

Arvier

Scusate, abbiamo da fare, dobbiamo andare qui e noi siamo questi
Entriamo nel sogno, che non ci sia risveglio.

sabato 26 aprile 2008

Due tre secondi

MI 5T3742 è la targa della tua macchina, la targa che ho seguito tante notti inutili e insonni, notti che mi vergogno fieramente.
Io c’ero col mio portacenere pieno di te che fumavo, tu che la mia saliva non ti bagnava, solo filtri, tanti filtri.
Non era sollievo rivederti scendere con una amica, non era meno leggero rincorrerti fino sotto casa, non era felicità saperti sola, ora, nel tuo letto.
Mi hai lasciato un biglietto nella cassetta delle lettere; ti ho spiata anche da dietro le tende. Ti avevo già sentita arrivare, conosco come il tuo respiro il rumore di quella vecchia Tipo.
Non è stato eccitante vederti lasciare un messaggio, non era amore, ma il brivido, quello sì è indimenticabile sentirlo scuoterti, scendere a leggere e appallottolarlo come un sasso che lanciato affonda e solo le onde, dio, le onde i brividi sono la stessa cosa.
Il lampione era stupido come lo è adesso e non si è accorto di nulla.
Io un amico lo perdono mentre a te ti amo e tu cammini verso il bar della spiaggia, fiera, e so già ma non ci voglio credere a come sta finendo.
Ci stiamo finendo, ci siamo finiti, consumati, la sabbia che sollevi e che via, sono io, tu nel vento del dopo. Tutti lo fanno e si accorgono ma non si ascoltano. Hai paura come l’ho io di domani.
Domani che è oggi non ci sei tu ma non siamo soli.
Eri bellissima quando sei uscita di corsa da quel locale, ti prego rientra non farmi fare quello che voglio,non posso ancora.
1996/2008

martedì 22 aprile 2008

Inga

Tic tac tic tac.
E’ nato. E’ mio figlio. E’ bellissimo, assomiglia tutto alla mamma. Non mi pareva che la mamma fosse senza denti e non avesse i capelli, comunque se lo notano tutti sarà davvero così.
Mio figlio è intelligentissimo, ha preso tutto da me, e va male a scuola perché i professori sono ignoranti e si sono tutti laureati, facile, nel ’68.
Solo danni quel ’68 e adesso ci va di mezzo mio figlio che studia tutto il giorno ma non lo capiscono.
Mio figlio si sdraia sul letto, mette il libro sulla pancia e poi ci si addormenta sopra.
Che sono sicuro che non starà seduto in macchina a piangere e non pioverà quando lo farà, è mio figlio, che è il migliore di tutti, è evidente.
Mio figlio ha i pantaloni a vita bassa che per l’alto stile di vita che ha sembra una contraddizione e invece è un modo di essere, di vedere le cose, di relazionarsi agli altri.
Tu non mi capisci papà, tu non hai empatia. Magari ce l’ho, sapessi cosa è e a cosa serve.
Forse l’ho fatto relazionare troppo poco col palmo della mia mano destra, forse ho creduto che un bisogno fosse una necessità, un vedere anche un avere, ma tant’è, è mio figlio.
Mio figlio è uno stronzo, ma la cosa più grave è che non glielo dice nessuno.
Ci spiega e ci fa capire e devo ringraziarlo per questo, una volta stavo persino uscendo con un maglione marrone e una sciarpa nera; non ci fosse stato lui a salvarmi cosa sarebbe potuto succedermi?
Grazie.
Adesso spero che una ventina d’anni in un collegio svizzero possano restituirmi un essere umano o, male che vada, un criminale di guerra.
Potrebbe andare peggio, potrei fare una figlia.

giovedì 3 aprile 2008

Il tic

Ho il tic della cameriera; è più forte di me, non posso resistere a metterle in imbarazzo o fare il cascamorto o qualsiasi altra cosa che mi passi per la testa, una battuta almeno!
Non importa nulla, età, colore dei capelli, dimensioni, etnia, sedere, fianchi, abbigliamento: basta che sia una cameriera!
Sul mio pianerottolo globale abita gente che saluto a malapena e forse, ma pensa, li vedo anche tutti i giorni.
Ma il tic della cameriera è irresistibile, devo renderla partecipe di qualcosa di mio e di personale e di eterno come se quella sarà la mia ultima, finale, ordinazione.
Ho altri tic ma questo è il più bello. Adesso ve ne racconto una.
Dunque una volta…ah no scusate quella era una benzinaia, non è la stessa cosa, è sempre un servizio ma diverso, più freddo e impersonale e poi c’è di mezzo una macchina; no, non è la stessa cosa.
Niente allora si vede che non mi ricordo più l’episodio che volevo raccontarvi.
Ve l’ho detto del piede di Lidia? O forse è Livia? Sì dai, quella che spegne le candeline, e vi assicuro che non sono 18 o 20, con la lingua; No? Mai raccontata?
Allora dovete aspettare qualche giorno perché Lidia o Livia non la conosco ancora.