mercoledì 30 luglio 2008

Il parcheggio dove ci siamo incontrati a mezzanotte è sempre buio.
Ci passo spesso. Betul non è ancora nata e forse mai nascerà. Betul è viva e ha sempre 18 anni. Betul è sua mamma, è la mamma.
Betul corre col pensiero e corre con la mano; è svelta in quel parcheggio ma è brava quasi quanto me. E’ talento naturale.
Betul ha una bellissima nuca e si muove con grazia. Betul è mia figlia e Betul è tua figlia.
Betul è Betul e non si chiede chi è ma le piace vederti godere.
Betul è la vita e Betul è il sogno, Betul sono io che allo specchio sorrido.

martedì 29 luglio 2008

Il ristorante

La pizza che non ho mangiato.
La famiglia del mulino bianco a quel tavolo; una famiglia imbottita di tegolini, minimo, sono tutti obesi.
Maledetta bambina senza forma, ti apro il ventre, ti sei ingozzata con l’ultima porzione di fritto misto che c’era. Fai schifo e mangi. Ma non lo vedi che hai il ginocchio che si confonde con la caviglia? Ma tua madre ti vuole un po’ di bene? E allora perché ti porta al ristorante e non ti abbandona invece in un deserto africano.
Tu davanti, tu davanti di lato, tu di fianco, sempre in senso orario dico le persone, lo si sa già dal mio quarantesimo ma non lo avevi capito.
Che belline le teen; oddio, una bellina, oddio bellina, diciamo zoccolina, l’altra almeno è magra, non come te, bambina deforme! E in più due gordi, che uno si vede non bastava e adesso sono di moda.
La luce va e viene e l’aria non si muove, ma la temperatura pare climatizzata.
Faccio un pensiero. Lo tengo per me.

lunedì 28 luglio 2008

A volte la natura si incazza e spara fulmini che ti vanno molto ma molto vicini, che senza scrivere due volte molto avrei potuto scrivere vicinissimo.
Bum!
Betul ha un vestitino corto e guarda i gatti. Anzi no, ne guarda uno solo, guarda gatto.
Ha i piedini più belli del mondo e io guardo lei che guarda gatto.
Buio buio, che vergogna, come era corto il vestitino di gatto.
Mi veste il divano, mi veste l'ombra.

sabato 26 luglio 2008

C'è tensione e allora tutto si ferma.
Betul ovviamente non è mai morta.
Il sudore sulla maglietta sa di sudore. Il perché è palese e non necessità alcuna spiegazione da parte mia.
Ken si è svuotato e giace.
Giaccio. Fa ridere se lo rileggi. Giaccio.
Fa ridere il suono, almeno a me.
Ti ho pensata che eri mia o che comunque un qualcosa era mio e lo sentivi.

martedì 22 luglio 2008

Come sapete un bollito bolle almeno tre ore.
Abbiamo del bel tempo libero per spalmare un po' di panna sul culetto della tettonarossariccia, inzupparci qualche fragola e mangiarle una per uno. Forse non lo sapete ma Betul indossa proprio una maglietta con una enorme fragola trafitta da una freccia.
Ken stava pensando, tra una fragola e la scelta di una delle dieci dita di cui dispone, che per essere stata colpita da un colpo di pistola Betul sanguinava davvero poco e quello che credeva una ferita forse era solo la stampa sulla T-shirt.
Samantha mugolava e questo lo deconcentrava.
Troppe cose a cui pensare, troppa panna da spalmare, troppe fragole da mangiare, troppe dita da provare, troppe tette in giro per casa, troppo eccitato per non fare l'unica cosa che doveva in quel momento.
Samantha lancia un grido.
"Ferma cazzo, stai ferma, ferma così...brava..."

lunedì 21 luglio 2008

17 & 23

Ken dormiva. Si è addormentato un paio di giorni sulle tettone della tettonarossariccia.
Sognava le fiches rosse da 50 euro del Casinò di Saint Vincent. Tre e poi ancora tre, come i biglietti falsi di Betul.
Aveva sempre sorriso di chi gli parlava delle tecniche per vincere alla roulette.
L'unica tecnica in cui credeva era il culo. Del gran culo.
Si sveglia giusto con la voglia di riprendere proprio lì Samantha, che si sa i soldi nella vita non sono tutto.

venerdì 18 luglio 2008

Ogni tanto il bravo cavalliere va a carezzare il muso del suo cavallo e già che c'è anche a dargli lo zuccherino.
Il bravo cavalliere Ken voleva dare lo zuccherino liquido sul musetto di Samantha, sulla fiducia, senza aver ancora assaggiato la pasta che stava impastando.
Come sapete il bollito bolliva quindi il brodo non era ancora pronto.
Samantha era brava come non mai. Bravissima. Due occhioni che uno poteva venire solo a guardarla. Non aveva una bocca ma un tubo di petali aspiranti.
Ken si immaginava di bagnare lei e Betul, insieme, anzi no, si immaginava che Samantha donasse gli effetti del suo lavoro al volto di Betul.
Adesso però è meglio ripensare alla storia dei soldi e del Messico o fare la tabellina del sette, la più difficile, o pensare ai morti, altrimenti Ken mi viene ma è ancora presto visto che è solo il 18 di luglio.

giovedì 17 luglio 2008

Ken l’auriga aveva scambiato le braccia di Samantha per delle redini.
Le teneva i polsi così forte che le mani stavano diventando blu. Era giunto il momento adatto per far riprendere la circolazione e schiaffeggiarla con le sue stesse mani.
Poi però basta, che adesso Ken deve riprendere in mano la situazione (figura retorica nel senso che Ken prende in mano il cazzo, ma mi piaceva non essere diretto) per cercare nuove strade, diciamo un po’ più strette e meno trafficate anche per una che si chiama Samantha.
Era tutto un altro mondo dentro lì, Ken era (uso il presente e l’imperfetto assolutamente senza senso, come mi va nel momento che scrivo e una ragione c’è) contento come un bambino ma appunto come ogni bambino che si rispetti avuto un giochino ne voleva subito un altro.
Samantha invece voleva solo e sempre il cazzo.
A Ken torna in mente la giovane Betul.
Samantha non lo sa ma la decisione e la profondità e la costanza di Ken aumentano e quindi non si preoccupa della causa.
Oggi ho guardato in macchina troppo spesso, tipo Stanlio e Ollio, va a finire che poi si capisce il trucco.

mercoledì 16 luglio 2008

Pelo&Vizio3

Sopra c’è Betul ma non frega in cazzo a nessuno perché tanto è come se fosse morta. Come “come se fosse”? Non è morta davvero?
Non importa, giù c’è tanta di quella femmina e di odore di femmina e di capezzoli induriti che Ken non filosofeggia troppo sul concetto di vita e di morte: vede che il suo bel vergone è vivo, così come quelle dolci succulente mammellonesbatterellone, e, assestate tre o quattro o cinque manate sul sedere, si fa largo nella bistecchina di Samantha che nemmeno il postino la suonava così, ma neanche una volta, figurati due.
Intanto il bollito bolliva.
Le facciate e le cosciate sul tavolo che Samantha pigliava sotto i colpi di Ken facevano tremare i vetri dei mobili della cucina e una fila di barattolini su una mensola si muovevano come dei nanetti accorsi a vedere chi si stava chiavando Biancaneve.
Ma il Principe azzurro non la teneva per i capelli come Ken l'auriga.
Col brodo ci starebbe proprio bene della pasta fatta in casa.
Brava Samantha, ottima idea.
Tutte quelle meravigliose mammellone che dondolano con l'impastare, ritmo, fruscio di farina, aprirsi e chiudersi come il Mar Rosso del canale fra le due poppone, i chiodini ancora dritti e tutto il resto che immaginate.
Ok, non era stata fino a ora una normalissima mattina ma Ken adesso si parcheggia come una carta da parati sulla schiena e sul culo della rossatettonariccia e impasta, impasta anche lui quei due morbidissimi e caldi pezzi di carne.
Ricordo, a chi si fosse distratto, che sopra c'è Betul.

martedì 15 luglio 2008

La tettonarossariccia, ovvero Samantha, Sammy, lo guardava con gli occhioni grandi grandi mentre lui - Ken, chi altrimenti? - si industriava tra bagno, camera e cucina.
Ken girava con un sacchetto: carote, cipolla, sedano, aglio, un pomodorino, prezzemolo.
Tutto quel moversi di mammelle gli aveva ricordato quel gran pezzo di brione che la sera prima aveva parcheggiato dal freezer al frigo.
Aveva tutto il nécessaire per fare un buon bollito e un ottimo brodo.
Ah, il brodo.
Sammy, a furia di guardar pesci tropicali, aveva i capezzoli così duri che, se non fosse estate, ci potresti appendere sopra un loden.

giovedì 10 luglio 2008

Erano ventanni quasi che non giocava a tennis e non gli sembrava la mattina ideale per riprendere. Aveva anche giocato sulla terra rossa una volta, con un suo compagno di Liceo, in un club aziendale dove adesso è sorto un ristorante di lusso.
Con tutte le tette che aveva in giro per casa poi, non riusciva a pensare ad altri sport che non fosse quello.
Voleva presentare Betul a Samantha, sì, col "th", più maiala.

mercoledì 9 luglio 2008

Era uscito dal bagno in punta di piedi per non farsi sentire dalla tettonarossariccia; gli stava piacendo l'idea di lasciarla lì un po' in un guazzetto di tanti bei pescioni colorati. Si ferma solo un attimo a osservare il profilo di quelle immense tette. Subito deve scattare il paragone.
Rovista nella camicetta di Betul e il responso è immediato: almeno due taglie in meno.
Nemmeno ci assomiglia a quella della fototessera ma il vero problema è che si è ricordato che per la mattina aveva prenotato un'ora di tennis.
Due donne in casa - non necessariamente entrambe vive e non necessariamente preoccupato più dalla morta, anzi - erano un ostacolo non indifferente al tennis.

martedì 8 luglio 2008

Betul Cemre Yeldiz, nata ad Ankara il 10 febbraio 1990. Altre cose non le capiva perché ovviamente il documento era un po' turco come stile.
Chiuso nel suo pensatoio, un modo carino per dire che Ken è al cesso, non riusciva a mettere insieme una idea, due concetti, qualche relazione, un colpo di genio, una vaga intuizione, un briciolo di fantasia.
Forse era troppo tedesco per avere tutti questi slanci. Ormai però l'ho fatto tedesco.
Il 10 febbraio del 1990 ero sicuramente a teatro, zona Bicocca, a recitare la parte di un ragazzo dell'ascensore, in un drammatico atto unico di Tennessee Williams.
Capello lungo, unto, canotta bianca con generosa dose di pelo, grembiule nero più da spazzino che da liftboy - ma era un palazzo di infimo livello - barba incolta.
Il pomeriggio ero stato a un funerale. Mia madre mi aveva criticato per la barba lunga, irrispettosa; la giustifica della recita serale non le era bastata.
Dopo lo spettacolo, cinque atti unici, cena a casa di una amica di amici di un'amica che aveva un padre con una biblioteca scacchistica centomila volte più grande della mia, piccola invero.

lunedì 7 luglio 2008

Non ho cambiato idea quindi non scrivo niente.
Il 6 luglio non ho scritto nulla perché non avevo voglia.
Oggi non scrivo niente perché non mi va.
Forse più tardi cambio idea.

sabato 5 luglio 2008

X06727976678, X06727976678, X06727976678, molto strano. La rossatettonaricciatatuata aveva già abbassato la maglietta e allattava i pesciolini tropicali e nonostante tutto questo bel vedere Ken era attratto dai numeri di serie sulle banconote. Tutti uguali.
Non era assolutamente più esperto di banconote di quanto la tettonatatuatarossariccia lo fosse di svezzamento dei pesci, anzi!, però il sospetto gli cresceva in maniera direttamente proporzionale alla verga. Il sangue che scorreva nel suo corpo era attirato completamente nel cervello e nel cazzo, sentiva freddo alla pancia e ai piedi. Fare due cose contemporaneamente era contro il suo fermo credo di uomo.
Decise che la precedenza, anche per una sana forma di ospitalità, era, tra i due litiganti, da dare alla pancia. Tornare seduto lo avrebbe forse aiutato a capire meglio.

venerdì 4 luglio 2008

A guardare bene erano tre biglietti da 50 euro. Quindi tre clienti da 50. Ken si beava della sua logica cristallina mentre a gambe larghe sulla tazza abbozzava una timida masturbazione mattutina in attesa di produzioni più importanti; infatti la pipì, nelle sue condizioni non si riesce a farla.
Cominciando a crederci si concentrò sulla nemmeno venticinquenne rossaricciatettona che stava da qualche parte in casa sua. Non l'aveva invitata lui. Certo che se avesse avuto più di 25 anni probabilmente non le avrebbe aperto e sicuramente non all'alba.
Già che c'erà provo a fare il record di Rebels, un giochino sul suo cellulare, con la sinistra, ma tempo un minuto capì che era più divertente il passaggio di consegna tra le mani e quindi telefonino nella destra. Record. Era soddisfatto al 50%.
Uscito dal bagno trovò la tettonarossariccia inginocchiata davanti all'acquario a tamburellare ai pesciolini tropicali. Dall'altra parte del vetro, effetto lente, le tettone diventavano davvero qualcosa tipo "la Madre di tutte le Mammelle". Nonostante Ken non fosse insicuro delle sue dimensioni pensò fosse buona cosa sistemarsi dalla parte opposta della vasca, tanto più che lei in ginocchio sembrava anche più bella.
Chissà se si spaventeranno i pescetti colorati o se la rossa darà prova di sospettabilissime capacità di ittologa.
Sul piede destro ha tatuata una lucertola e sul sinistro una tartaruga e qualche scritta sulla caviglia di cui francamante Ken si disinteressa.

giovedì 3 luglio 2008

Ecco! Ecco cosa era! Un banner pubblicitario, altro che volantino.
Ken era finalmente sollevato. Una bella gita in Messico. Gita. Gita? Viaggio, meglio. Ma nemmeno viaggio sinceramente, fuga piuttosto. Perché scappare poi?
Ah giusto la turca.
Campanello.
La rossa riccia era lì strizzata con le sue tettone. Avrebbe potuto risparmiare diverse decine di euro e farsi questa senza che magari finisse ammazzata come la turca. Ah giusto, alla turca non servono più i soldi.
Lascia lì la tettona rossa e ritorna in camera a frugare il cadavere. Inutile nella borsetta, mica li terranno lì i soldi le prostitute. 150 euro. Quanti cazzi faranno? Bella domanda. A 30 euro sarebbero cinque, ma a 50 euro sono tre…poi può essere che parte dei soldi li avesse già dati al pappone, quindi facciamo che ne ha presi…ma chissenefrega poi.
Torna dalla rossa. Un caffè. E’ da quando è entrata che sorride. Che cazzo avrà da ridere che ho un morto in casa. Non io, Ken ce l’ha, avete capito no?
Comunque, i temi del post di oggi, come avete probabilmente intuito, sono tette, cazzi, soldi, Messico.
La riccia beve il caffè e ride. A Ken viene duro.
Questo però è un altro tema che non ci sta in questo post.

mercoledì 2 luglio 2008

"A proposito, come sta sua moglie?"
E' la rossa, la sua amica riccia, al cellulare. Solo che è l'alba e Ken si era addormentato al computer.
"Ti intendi di acidi? Non fai mica la chimica?" "Ma no niente, solo una cinquantina di chili di materiale da far sparire, nulla di importante, è solo che a luglio, col caldo non vorrei che cominci a puzzare".
A guardarlo adesso Ken sembra uno di quei personaggi da film horror americano, uno di quelli che non lo diresti mai ma poi ti fa finire tagliuzzata da una cesoia e seppellita a pezzi nel suo giardino. L'unica differenza è che Ken non è che proprio sembri, piuttosto è, o almeno è diventato stanotte e ha scelto, ma senza troppa convinzione, l'acido invece della mannaia.
Ah dimenticavo, non ha un giardino.
Come si fa nei cartoni animati, che si alza il tappeto e si nasconde sotto la polvere che non si è spazzata, così Ken con piccoli colpetti di piede, solo di sinistro, sposta e scosta il corpo della turca.
In mezzo alla camera cominciava a dare fastidio.
Niente non saltava fuori quel pezzo di carta, quell'appunto, quel volantino, forse era sul computer, da qualche parte.
Accendiamolo. Notava con piacere che un corpo morto ma ancora tiepido attirava ugualmente la zanzara che però, poco elastica, non si abbeverava dalla ferita sanguinante ma trapanava ugualmente la pelle vicino alla caviglie.
Ovviamente tutto questo tempo per pensare e improvvisarsi entomologo Ken lo ha avuto perché il computer che sta accendendo ha un sistema Windows.

martedì 1 luglio 2008

La televisione è accesa ma lo schermo non friccica di grigio come tanti anni fa perché ora qualcosa la trasmettono sempre.
Qualche tuono qualche lampo un po' d'acqua.
Eppure da qualche parte mi ricordo di aver messo quel volantino, solo non sono sicuro se fosse di una agenzia viaggi, di una pizza d'asporto, di un mirabolante mangi 4 paghi 2, compri 3 paghi 2, di un solarium, centro estetico, roba così insomma, e se invece non fosse esattamente un volantino e forse nemmeno pubblicità.