martedì 31 gennaio 2012

Ich bin ein Maler

Sono un uomo molto liberato. Mi sono liberato perché mi hanno regalato un bagno: Sono liberato perché quando avrò un bisogno mi porterò sopra di te, in silenzio e con pazienza, e staremo assieme per le vie che mi portano all'essenza.
Quando viene sera e ritorno su di te, comunque sia andata la giornata, la mia fortuna e di sedermi lì ancora.
Ma che tragedia, io mi dico, scegliere te, una tazza, invece di un buon amico.
Tranquilla, io ti proteggerò dalle sverniciature e dagli ingorgamenti che ogni tanto incontrerai, ti proteggerò dagli ingiusti utilizzi e dai malanni causati dal tempo.
Mi solleverò da te e tu mi solleverai dai dolori e dai miei sbalzi d'umore,
dalle indigestioni e delle mie manie e con te supererò le coliti più bestiali tanto che non invecchierò mai.
Ah, se potessi sarei sempre sulla tazza, se ne fossi capace dipingerei il cielo nella tua stanza ma se devo essere sincero qui non è proprio il paradiso ma se ne vanno i problemi, con un sorriso.
Ho fatto notare al mio benzinaio che stava nevicando: “Fa nient, tant mi sunt ki”.
C’è una profonda saggezza, un pensiero lucidissimo che qualche volta insegna e meno impara.

lunedì 30 gennaio 2012

Nein

Non c’è lingua migliore per darti un ordine che il tedesco. E’ sufficiente ascoltarlo, assecondarlo.
E’ genetica la predisposizione al comando.
Il fastidio che lo scuoteva era un grado di separazione al di sotto dell’insopportabilità delle calze acriliche sulla pelle secca e spelacchiata delle gambe.
Giocherellando con ombrello e sassolini la strada si accorcia e gli ordini che si impartiva scemavano.
Era davanti alla porta.
Sicuro non era sicuro. Beh, avesse dovuto rilasciare un identikit di sé stesso si sarebbe descritto con i capelli di Mario Monti, le labbra di Gasparri e l’alito di Leone di Lernia. Molta autocritica ma anche una sacrosanta giustifica, non fosse altro che per la fiatella. Le 6.40 del mattino. Grattati.

mercoledì 25 gennaio 2012

Jump


Non è che adesso ci dobbiamo aspettare chissà cosa.
Un tentativo dai, solo un tentativo.
C’è confusione e non ho ancora deciso tutti i busillis. Il solito, sento già mormorare. Naaa, polemici, tutti uguali.
Vi svelo un segreto: Sandra ha le tette così dure che il terremoto di oggi le è girato al largo. Ho messo la storia del terremoto per far capire che parlo oggi, mica che l’avevo già scritto, non siete mai attenti, non parlo mai di tette.
Sandra? Che ne so, ho pensato il primo nome di persona che non conosco, per non fare torto a nessuno, si sa mai che siete tutti nervosi sotto le feste.
Ora vado cinque minuti a vedere qualche buco per la strada (visto che non potrò farlo da pensionato) e a misurare l’altezza dei dossi di provincia che non vedo l’ora di essere Principe d’Italia per sancirne l’incostituzionalità.
La foto non riguarda niente, se non la mia passione (che non sono i ponti, semmai i treni) e il brivido di un ricordo.