venerdì 12 dicembre 2008

A dry month


Che in italiano sarebbe "un mese secco", ma non tipo un marzo ventoso che ti viene la tosse.
Secco come dry non come asciutto, cioè solo un mese.
An only month.
Ma non solo nel senso di alone, non da solo diciamo, non accompagnato, no no non in quel senso!
Sì ma non si dice. Gli anglofoni costruiscono come gli pare, they build up as the cock seems to them.
Bisogna aspettare, non avere fretta e non correre di più di quello che il tempo già corre, more than the time is already running.
Giuro che me le invento senza usare un traduttore online!
Che lingua di merda, l'inglese intendo; però è facilissima quando capisci un paio di trucchi.
Li sai?

mercoledì 12 novembre 2008

Veleno

INTER-ROMA 3-2

Reti: s.t. Pandolfini 6’ Massei 17’ e 32’ Venturi A. (rig.) 23’ Nordahl III 38’

Inter: Ghezzi, Fongaro, Giacomazzi, Bearzot, Vincenzi, Dorigo, Lorenzi, Vonlanthen, Massei, Pandolfini, Skoglund.

Roma: Tessari, Cardarelli, Losi G., Giuliano, Stucchi, Venturi A., Ghiggia, Pestrin, Nordahl III, Da Costa, Lojodice.

Arbitro: Sig. Liverani di Torino

25 novembre 1956

Birra Italia, una sala da ballo. Corso Sempione. Milano.
A piedi coi tacchi alti deve essere stata una esperienza notevole. Freddo fuori. La Milano anni '50 era inclemente, le macchine poche, le persone meno, i palazzi più bassi, i casermoni in costruzione in lontananza.
"Permette?", disse lo spilungone. "Sì" rispose la cavallona col vitino da vespa.
1,70 era fuori dal normale in quel periodo, figurarsi 1.85, infatti lo chiamavano K2.
Ricorda la scena di "Ritorno al futuro" e in effeti lo è, è molto simile, ne è andato del mio futuro.
Hanno ballato tutta sera. Era domenica e alla fine si sono dati appuntamento per la domenica successiva. Stesso posto, stessi balli. Di più non ho chiesto, sono cose loro, non volevo sapere, mi sono immaginato tante cose e anche non fossero vere, come non possono esserlo, sento i colori, sento l'atmosfera, sento la fortuna mia di quell'incontro.

lunedì 10 novembre 2008

Riamen

Non ho capito. Erano obbligati ad andare? Dovevano per forza stare tutti lì?
Dio bono, se le sono date di santa ragione e meno male che, giusto a proposito, erano al Santo Sepolcro, perché fossero stati all'autogrill Cantagallo si sparavano o accoltellavano.
Tutta brava gente, tutti prelatoni, prelatini, prelatazzi, di quasi tutte le confessioni del mondo.
Belli, bellini, da sganasciarsi. Ma vaffanculo pagliacci!
Io devo ritirare la tonaca che Dio mi ha dato in sogno però adesso ho un po' paura: si sa mai che c'è coda, altra gente che deve ritirare qualche pezzo liturgico o altre tonacazze e finisce che mi gonfiano la faccia in nome di Gesù Cristo.
Poi a furia di porgere guance non finisce più.
Insomma, ma vaffanculo, io mi metto il pile!

giovedì 6 novembre 2008

Bestia bestiale

Ho un animaletto piccolo piccolo. Vive da solo. Gli do da mangiare un giorno sì e uno no. E’ libero ma lui sta con me. Mi segue quando non mi accorgo. Se mi rendo conto che lui c’è lo prendo a calci e lui torna a casa.
E’ un bell’animaletto, solo che è sempre in mezzo alle palle.
Capita che mi commuovo e lo porto con me, senza che nessuno lo veda, così per qualche giorno è contento e si lamenta meno.
E’ un bell’animaletto, piace a tutti, uomini e donne. Io ce l’ho da sempre e mi tiene compagnia.
Non è intelligente ma molto affettuoso, è un animaletto e vuole stare con me.
Una sera sono uscito di nascosto e mi ha seguito fino a Milano; io seguivo una macchina e lui seguiva me, una specie di carovana. Quando ci siamo visti sembrava che volesse chiedermi scusa per non avermi lasciato libero almeno mezzora. Io l’ho perdonato perché è così tenero e dolce che lo schiaccerei sotto un tram a volte.
Non passavano tram quella sera e infatti ero parcheggiato sui binari perché lì non passano più tram.

lunedì 3 novembre 2008

Amen

Da piccolo mia mamma mi portava a messa. Poi ho smesso.
Dopo però mi sono iscritto all'Università Cattolica e lì bestemmiare diventa un obbligo. Poi ho finito anche l'università ma non di bestemmiare il nostro Dio.
Ma lui è più intelligente di noi e quindi immagino che capisca che si fa per scherzare.
Mica posso porconare contro i bambini, sono obbligato a prendermela con qualcuno un pochino più importante.
Poi oh, se c'è da pagare, al giorno del Giudizio, pagheremo.
Ma intanto che sono qui una Madonna ogni tanto ci sta.
Come si vede ho anche cominciato a giocare a scacchi e non ho mai smesso. Vuoi non bestemmiare duro per una partita "vinta" che invece hai perso? Stai lì quattro o cinque ore, perdi...no dimmi, non t'incazzi?
E allora dai Signore, vedi di essere leggerino e cerca di capire sti poveri mortali sfigati, lasciaci invocarti invano, cazzo te ne frega? Te sei Dio e io sono uno stronzo, mica devi fare il bulletto con me no?
Della Messa non mi è mai piaciuta questa serietà pesante, che due coglioni, sempre le stesse robe. Su un po di allegria, Cristo! Ringranziamo sentitamente per il sacificio del tuo figliuolo, ma anche un po' di marketing non starebbe male e anche qualche Pr non in tonaca nera e vecchio come il cucco sarebbe d'uopo.
Quando scrivo d'uopo vuol dire che sono alla frutta.
Ah, Barby, a novembre non so quanto sarà duro, ti faccio sapere.

martedì 30 settembre 2008

Mangio usando la forchetta; quasi sempre.
Bicchiere, coltello, tovagliolo, rutto saltuariamente, faccio le palline con la mollica, la scarpetta, lo sciaquino, insomma un vero baronetto.
Ho imparato tutto da piccolo e mi risulta alquanto facile mettere sempre in pratica tutte queste semplici nozioni di bon ton.
Metto il coltello, con la lama rivolta verso l'interno, sempre alla destra del piatto e mai più di quattro bicchieri per ogni commensale; tanto poi bevo a canna.
Invece c'è gente che mangia per terra e con le mani. Beati loro?
Non saprei, il caffé, mai alla sera, lo prendo con mezzo cucchiaino di zucchero e se me lo fai ristretto sono anche più contento.

giovedì 25 settembre 2008

A l'è dulsa l'uga

La gaa propri un bel tafanàri e a vedela caminà sa ved che l'è bela muresina.
Anca quand fora fa frecc e se barbela la te taca dent ul feuc.
Adesadess la vedi setata giò in del trani e anca cunt la scurlera la par na vera sciura.
Vuraria tràs in gir per ciamala ma sunt trop un tarloeùcch e alura lasum stà che per incoeu l'è assé inscì.

martedì 23 settembre 2008

Il bancomat mi ha fatto gli auguri.
Io gli ho infilato la tessera e lui mi ha salutato gentilmente e mi ha ricordato del mio genetliaco.
Simpatica macchinetta.
E se non ci fossi andato?
Mi avrebbe fatto gli auguri il cellulare?
Farsi i compleanni propri mai eh?
Adesso mi parla il portatile ma io non gli rispondo.

giovedì 11 settembre 2008

nainileven

Prima di tutto le scuse a verme che quasi non si vedeva ma era l'unica foto con dentro il mio musetto.
Riparato questo imperdonabile sgarbo con la foto che ben vedete, passo a fare gli auguri al mio fidanzato per il nostro settimo anniversario.
Una relazione on the road.
Chi non capisce non importa chi capisce invece non si preoccupa.
Osservo solo che la patata non è una invenzione, lo so che lo sanno ma mi piace sottolineare queste evidenze; come mi piace correggere chi non mette la maiuscola dopo i punti e invece mette lo spazio prima della virgola. Imperdonabile.
Gente che poi forse mette scarpe fucsia. Sono quasi sicuro che andrò corretto.
Sono 40 anni che non colgo la differenza tra rosa, viola e pitture simili.
Se ci ho preso è culo.
A proposito: che fine ha fatto la Barby?

mercoledì 10 settembre 2008

Dieci, nove, otto

Bene, il mondo per oggi è salvo. Tutto grazie a una puleggia. Ha fatto il suo onesto lavoro insieme alla carrucola.
Sento che canta - sei solo la copia di mille riassunti - che detto così pare poco carino.
In piccolo se uno ci fa caso vede anche verme. Solo gente attenta e acuta.
E' un problema semplice, di odore, di bestia, animale, ancestrale.
Se la femmina ha quello giusto, zac, è un attimo.
Ken in una giornata media si metterà le dita nel naso almeno cento volte. Senza controllare, solo per sfizio. Bisogna sempre entrare da qualche parte.
Cambiamo canale. No no, non come vi piacerebbe pensare, intendevo come stazione radio.
Siete i soliti maniaci maiali assassini, gente che abborda le ragazze in ascensore, vi vedo vi vedo.
Basta, sto cazzo di bosone non salta fuori, forse bisognerebbe chiedere aiuto a Barby che è di Bologna ma lì vuol dire un'altra cosa e non è certo il genere che le piace.

mercoledì 3 settembre 2008

Quindi?

Dunque, mi ha detto il mio amico collega Brambilla che il mondo finirà il prossimo 10 settembre.
Pare che un manipolo di scienziati prezzolati da vari Governi e multinazionali stia per imbastire un esperimento con un acceleratore di particelle sotterraneo, sotto Svizzera e Francia per intendersi, per ottenere antimateria...
Ora, io stavo mangiando e non mi è parso carino darmi cotali notizie.
A me che mi accelerino particelle sotto le chiappe mi pare brutto.
Tra un boccone e l'altro ho riflettuto su come investire questi sette giorni.
Ok, stasera so già che fare e non lo dirò a Frau che non è galante rovinarle il genetliaco.
Domani pensavo di mettermi sul divano rosso con due pc: in uno giuoco a scacchi e nell'altro a poker. In mezzo mi tengo Barby che con le sue belle tettone mi massaggia tutto quello che ho da farmi massaggiare e intanto le sfilo dal sedere quelle belle palline cinesi che mi sa che è un mese che le avevo infilate...povera.
Già ma poi? Che faccio? Troppe cose.
Certo che Brambilla è proprio un coglione a rovinarmi così le giornate.

lunedì 1 settembre 2008

Alla radice del Cavallo


Radice - Cereda, Loris (ovvero il Sindaco di Buccinasco!)
Il Nero muove e vince.


Radice - Boccalatte
Il Nero muove e patta.

Per fortuna invece, la prima l'ho pattata e la seconda vinta!
Quando ho detto fortuna...scherzavo, ovviamente.
Ken fa i mucchietti con la sabbia.
Finito.
Ken guarda i tuoni e sente i lampi.
Finito.
C'è sempre un peletto che sfugge al rasoio, solo che te ne accorgi in macchina, mentre sei in coda al semaforo. Non sei una donna, non puoi truccarti allo specchietto ma devi terminare la vita del peletto.
Maledici il fatto che prorpio la sera prima ti sei tagliato le unghie.
Verde.
Mi ricorderò di te, peletto bastardo.

venerdì 1 agosto 2008

Principina

Saluto, ci si ritrova la seconda settimana di agosto.
Qualcosa porto qualcosa resta ma tutto viene sempre con me.

mercoledì 30 luglio 2008

Il parcheggio dove ci siamo incontrati a mezzanotte è sempre buio.
Ci passo spesso. Betul non è ancora nata e forse mai nascerà. Betul è viva e ha sempre 18 anni. Betul è sua mamma, è la mamma.
Betul corre col pensiero e corre con la mano; è svelta in quel parcheggio ma è brava quasi quanto me. E’ talento naturale.
Betul ha una bellissima nuca e si muove con grazia. Betul è mia figlia e Betul è tua figlia.
Betul è Betul e non si chiede chi è ma le piace vederti godere.
Betul è la vita e Betul è il sogno, Betul sono io che allo specchio sorrido.

martedì 29 luglio 2008

Il ristorante

La pizza che non ho mangiato.
La famiglia del mulino bianco a quel tavolo; una famiglia imbottita di tegolini, minimo, sono tutti obesi.
Maledetta bambina senza forma, ti apro il ventre, ti sei ingozzata con l’ultima porzione di fritto misto che c’era. Fai schifo e mangi. Ma non lo vedi che hai il ginocchio che si confonde con la caviglia? Ma tua madre ti vuole un po’ di bene? E allora perché ti porta al ristorante e non ti abbandona invece in un deserto africano.
Tu davanti, tu davanti di lato, tu di fianco, sempre in senso orario dico le persone, lo si sa già dal mio quarantesimo ma non lo avevi capito.
Che belline le teen; oddio, una bellina, oddio bellina, diciamo zoccolina, l’altra almeno è magra, non come te, bambina deforme! E in più due gordi, che uno si vede non bastava e adesso sono di moda.
La luce va e viene e l’aria non si muove, ma la temperatura pare climatizzata.
Faccio un pensiero. Lo tengo per me.

lunedì 28 luglio 2008

A volte la natura si incazza e spara fulmini che ti vanno molto ma molto vicini, che senza scrivere due volte molto avrei potuto scrivere vicinissimo.
Bum!
Betul ha un vestitino corto e guarda i gatti. Anzi no, ne guarda uno solo, guarda gatto.
Ha i piedini più belli del mondo e io guardo lei che guarda gatto.
Buio buio, che vergogna, come era corto il vestitino di gatto.
Mi veste il divano, mi veste l'ombra.

sabato 26 luglio 2008

C'è tensione e allora tutto si ferma.
Betul ovviamente non è mai morta.
Il sudore sulla maglietta sa di sudore. Il perché è palese e non necessità alcuna spiegazione da parte mia.
Ken si è svuotato e giace.
Giaccio. Fa ridere se lo rileggi. Giaccio.
Fa ridere il suono, almeno a me.
Ti ho pensata che eri mia o che comunque un qualcosa era mio e lo sentivi.

martedì 22 luglio 2008

Come sapete un bollito bolle almeno tre ore.
Abbiamo del bel tempo libero per spalmare un po' di panna sul culetto della tettonarossariccia, inzupparci qualche fragola e mangiarle una per uno. Forse non lo sapete ma Betul indossa proprio una maglietta con una enorme fragola trafitta da una freccia.
Ken stava pensando, tra una fragola e la scelta di una delle dieci dita di cui dispone, che per essere stata colpita da un colpo di pistola Betul sanguinava davvero poco e quello che credeva una ferita forse era solo la stampa sulla T-shirt.
Samantha mugolava e questo lo deconcentrava.
Troppe cose a cui pensare, troppa panna da spalmare, troppe fragole da mangiare, troppe dita da provare, troppe tette in giro per casa, troppo eccitato per non fare l'unica cosa che doveva in quel momento.
Samantha lancia un grido.
"Ferma cazzo, stai ferma, ferma così...brava..."

lunedì 21 luglio 2008

17 & 23

Ken dormiva. Si è addormentato un paio di giorni sulle tettone della tettonarossariccia.
Sognava le fiches rosse da 50 euro del Casinò di Saint Vincent. Tre e poi ancora tre, come i biglietti falsi di Betul.
Aveva sempre sorriso di chi gli parlava delle tecniche per vincere alla roulette.
L'unica tecnica in cui credeva era il culo. Del gran culo.
Si sveglia giusto con la voglia di riprendere proprio lì Samantha, che si sa i soldi nella vita non sono tutto.

venerdì 18 luglio 2008

Ogni tanto il bravo cavalliere va a carezzare il muso del suo cavallo e già che c'è anche a dargli lo zuccherino.
Il bravo cavalliere Ken voleva dare lo zuccherino liquido sul musetto di Samantha, sulla fiducia, senza aver ancora assaggiato la pasta che stava impastando.
Come sapete il bollito bolliva quindi il brodo non era ancora pronto.
Samantha era brava come non mai. Bravissima. Due occhioni che uno poteva venire solo a guardarla. Non aveva una bocca ma un tubo di petali aspiranti.
Ken si immaginava di bagnare lei e Betul, insieme, anzi no, si immaginava che Samantha donasse gli effetti del suo lavoro al volto di Betul.
Adesso però è meglio ripensare alla storia dei soldi e del Messico o fare la tabellina del sette, la più difficile, o pensare ai morti, altrimenti Ken mi viene ma è ancora presto visto che è solo il 18 di luglio.

giovedì 17 luglio 2008

Ken l’auriga aveva scambiato le braccia di Samantha per delle redini.
Le teneva i polsi così forte che le mani stavano diventando blu. Era giunto il momento adatto per far riprendere la circolazione e schiaffeggiarla con le sue stesse mani.
Poi però basta, che adesso Ken deve riprendere in mano la situazione (figura retorica nel senso che Ken prende in mano il cazzo, ma mi piaceva non essere diretto) per cercare nuove strade, diciamo un po’ più strette e meno trafficate anche per una che si chiama Samantha.
Era tutto un altro mondo dentro lì, Ken era (uso il presente e l’imperfetto assolutamente senza senso, come mi va nel momento che scrivo e una ragione c’è) contento come un bambino ma appunto come ogni bambino che si rispetti avuto un giochino ne voleva subito un altro.
Samantha invece voleva solo e sempre il cazzo.
A Ken torna in mente la giovane Betul.
Samantha non lo sa ma la decisione e la profondità e la costanza di Ken aumentano e quindi non si preoccupa della causa.
Oggi ho guardato in macchina troppo spesso, tipo Stanlio e Ollio, va a finire che poi si capisce il trucco.

mercoledì 16 luglio 2008

Pelo&Vizio3

Sopra c’è Betul ma non frega in cazzo a nessuno perché tanto è come se fosse morta. Come “come se fosse”? Non è morta davvero?
Non importa, giù c’è tanta di quella femmina e di odore di femmina e di capezzoli induriti che Ken non filosofeggia troppo sul concetto di vita e di morte: vede che il suo bel vergone è vivo, così come quelle dolci succulente mammellonesbatterellone, e, assestate tre o quattro o cinque manate sul sedere, si fa largo nella bistecchina di Samantha che nemmeno il postino la suonava così, ma neanche una volta, figurati due.
Intanto il bollito bolliva.
Le facciate e le cosciate sul tavolo che Samantha pigliava sotto i colpi di Ken facevano tremare i vetri dei mobili della cucina e una fila di barattolini su una mensola si muovevano come dei nanetti accorsi a vedere chi si stava chiavando Biancaneve.
Ma il Principe azzurro non la teneva per i capelli come Ken l'auriga.
Col brodo ci starebbe proprio bene della pasta fatta in casa.
Brava Samantha, ottima idea.
Tutte quelle meravigliose mammellone che dondolano con l'impastare, ritmo, fruscio di farina, aprirsi e chiudersi come il Mar Rosso del canale fra le due poppone, i chiodini ancora dritti e tutto il resto che immaginate.
Ok, non era stata fino a ora una normalissima mattina ma Ken adesso si parcheggia come una carta da parati sulla schiena e sul culo della rossatettonariccia e impasta, impasta anche lui quei due morbidissimi e caldi pezzi di carne.
Ricordo, a chi si fosse distratto, che sopra c'è Betul.

martedì 15 luglio 2008

La tettonarossariccia, ovvero Samantha, Sammy, lo guardava con gli occhioni grandi grandi mentre lui - Ken, chi altrimenti? - si industriava tra bagno, camera e cucina.
Ken girava con un sacchetto: carote, cipolla, sedano, aglio, un pomodorino, prezzemolo.
Tutto quel moversi di mammelle gli aveva ricordato quel gran pezzo di brione che la sera prima aveva parcheggiato dal freezer al frigo.
Aveva tutto il nécessaire per fare un buon bollito e un ottimo brodo.
Ah, il brodo.
Sammy, a furia di guardar pesci tropicali, aveva i capezzoli così duri che, se non fosse estate, ci potresti appendere sopra un loden.

giovedì 10 luglio 2008

Erano ventanni quasi che non giocava a tennis e non gli sembrava la mattina ideale per riprendere. Aveva anche giocato sulla terra rossa una volta, con un suo compagno di Liceo, in un club aziendale dove adesso è sorto un ristorante di lusso.
Con tutte le tette che aveva in giro per casa poi, non riusciva a pensare ad altri sport che non fosse quello.
Voleva presentare Betul a Samantha, sì, col "th", più maiala.

mercoledì 9 luglio 2008

Era uscito dal bagno in punta di piedi per non farsi sentire dalla tettonarossariccia; gli stava piacendo l'idea di lasciarla lì un po' in un guazzetto di tanti bei pescioni colorati. Si ferma solo un attimo a osservare il profilo di quelle immense tette. Subito deve scattare il paragone.
Rovista nella camicetta di Betul e il responso è immediato: almeno due taglie in meno.
Nemmeno ci assomiglia a quella della fototessera ma il vero problema è che si è ricordato che per la mattina aveva prenotato un'ora di tennis.
Due donne in casa - non necessariamente entrambe vive e non necessariamente preoccupato più dalla morta, anzi - erano un ostacolo non indifferente al tennis.

martedì 8 luglio 2008

Betul Cemre Yeldiz, nata ad Ankara il 10 febbraio 1990. Altre cose non le capiva perché ovviamente il documento era un po' turco come stile.
Chiuso nel suo pensatoio, un modo carino per dire che Ken è al cesso, non riusciva a mettere insieme una idea, due concetti, qualche relazione, un colpo di genio, una vaga intuizione, un briciolo di fantasia.
Forse era troppo tedesco per avere tutti questi slanci. Ormai però l'ho fatto tedesco.
Il 10 febbraio del 1990 ero sicuramente a teatro, zona Bicocca, a recitare la parte di un ragazzo dell'ascensore, in un drammatico atto unico di Tennessee Williams.
Capello lungo, unto, canotta bianca con generosa dose di pelo, grembiule nero più da spazzino che da liftboy - ma era un palazzo di infimo livello - barba incolta.
Il pomeriggio ero stato a un funerale. Mia madre mi aveva criticato per la barba lunga, irrispettosa; la giustifica della recita serale non le era bastata.
Dopo lo spettacolo, cinque atti unici, cena a casa di una amica di amici di un'amica che aveva un padre con una biblioteca scacchistica centomila volte più grande della mia, piccola invero.

lunedì 7 luglio 2008

Non ho cambiato idea quindi non scrivo niente.
Il 6 luglio non ho scritto nulla perché non avevo voglia.
Oggi non scrivo niente perché non mi va.
Forse più tardi cambio idea.

sabato 5 luglio 2008

X06727976678, X06727976678, X06727976678, molto strano. La rossatettonaricciatatuata aveva già abbassato la maglietta e allattava i pesciolini tropicali e nonostante tutto questo bel vedere Ken era attratto dai numeri di serie sulle banconote. Tutti uguali.
Non era assolutamente più esperto di banconote di quanto la tettonatatuatarossariccia lo fosse di svezzamento dei pesci, anzi!, però il sospetto gli cresceva in maniera direttamente proporzionale alla verga. Il sangue che scorreva nel suo corpo era attirato completamente nel cervello e nel cazzo, sentiva freddo alla pancia e ai piedi. Fare due cose contemporaneamente era contro il suo fermo credo di uomo.
Decise che la precedenza, anche per una sana forma di ospitalità, era, tra i due litiganti, da dare alla pancia. Tornare seduto lo avrebbe forse aiutato a capire meglio.

venerdì 4 luglio 2008

A guardare bene erano tre biglietti da 50 euro. Quindi tre clienti da 50. Ken si beava della sua logica cristallina mentre a gambe larghe sulla tazza abbozzava una timida masturbazione mattutina in attesa di produzioni più importanti; infatti la pipì, nelle sue condizioni non si riesce a farla.
Cominciando a crederci si concentrò sulla nemmeno venticinquenne rossaricciatettona che stava da qualche parte in casa sua. Non l'aveva invitata lui. Certo che se avesse avuto più di 25 anni probabilmente non le avrebbe aperto e sicuramente non all'alba.
Già che c'erà provo a fare il record di Rebels, un giochino sul suo cellulare, con la sinistra, ma tempo un minuto capì che era più divertente il passaggio di consegna tra le mani e quindi telefonino nella destra. Record. Era soddisfatto al 50%.
Uscito dal bagno trovò la tettonarossariccia inginocchiata davanti all'acquario a tamburellare ai pesciolini tropicali. Dall'altra parte del vetro, effetto lente, le tettone diventavano davvero qualcosa tipo "la Madre di tutte le Mammelle". Nonostante Ken non fosse insicuro delle sue dimensioni pensò fosse buona cosa sistemarsi dalla parte opposta della vasca, tanto più che lei in ginocchio sembrava anche più bella.
Chissà se si spaventeranno i pescetti colorati o se la rossa darà prova di sospettabilissime capacità di ittologa.
Sul piede destro ha tatuata una lucertola e sul sinistro una tartaruga e qualche scritta sulla caviglia di cui francamante Ken si disinteressa.

giovedì 3 luglio 2008

Ecco! Ecco cosa era! Un banner pubblicitario, altro che volantino.
Ken era finalmente sollevato. Una bella gita in Messico. Gita. Gita? Viaggio, meglio. Ma nemmeno viaggio sinceramente, fuga piuttosto. Perché scappare poi?
Ah giusto la turca.
Campanello.
La rossa riccia era lì strizzata con le sue tettone. Avrebbe potuto risparmiare diverse decine di euro e farsi questa senza che magari finisse ammazzata come la turca. Ah giusto, alla turca non servono più i soldi.
Lascia lì la tettona rossa e ritorna in camera a frugare il cadavere. Inutile nella borsetta, mica li terranno lì i soldi le prostitute. 150 euro. Quanti cazzi faranno? Bella domanda. A 30 euro sarebbero cinque, ma a 50 euro sono tre…poi può essere che parte dei soldi li avesse già dati al pappone, quindi facciamo che ne ha presi…ma chissenefrega poi.
Torna dalla rossa. Un caffè. E’ da quando è entrata che sorride. Che cazzo avrà da ridere che ho un morto in casa. Non io, Ken ce l’ha, avete capito no?
Comunque, i temi del post di oggi, come avete probabilmente intuito, sono tette, cazzi, soldi, Messico.
La riccia beve il caffè e ride. A Ken viene duro.
Questo però è un altro tema che non ci sta in questo post.

mercoledì 2 luglio 2008

"A proposito, come sta sua moglie?"
E' la rossa, la sua amica riccia, al cellulare. Solo che è l'alba e Ken si era addormentato al computer.
"Ti intendi di acidi? Non fai mica la chimica?" "Ma no niente, solo una cinquantina di chili di materiale da far sparire, nulla di importante, è solo che a luglio, col caldo non vorrei che cominci a puzzare".
A guardarlo adesso Ken sembra uno di quei personaggi da film horror americano, uno di quelli che non lo diresti mai ma poi ti fa finire tagliuzzata da una cesoia e seppellita a pezzi nel suo giardino. L'unica differenza è che Ken non è che proprio sembri, piuttosto è, o almeno è diventato stanotte e ha scelto, ma senza troppa convinzione, l'acido invece della mannaia.
Ah dimenticavo, non ha un giardino.
Come si fa nei cartoni animati, che si alza il tappeto e si nasconde sotto la polvere che non si è spazzata, così Ken con piccoli colpetti di piede, solo di sinistro, sposta e scosta il corpo della turca.
In mezzo alla camera cominciava a dare fastidio.
Niente non saltava fuori quel pezzo di carta, quell'appunto, quel volantino, forse era sul computer, da qualche parte.
Accendiamolo. Notava con piacere che un corpo morto ma ancora tiepido attirava ugualmente la zanzara che però, poco elastica, non si abbeverava dalla ferita sanguinante ma trapanava ugualmente la pelle vicino alla caviglie.
Ovviamente tutto questo tempo per pensare e improvvisarsi entomologo Ken lo ha avuto perché il computer che sta accendendo ha un sistema Windows.

martedì 1 luglio 2008

La televisione è accesa ma lo schermo non friccica di grigio come tanti anni fa perché ora qualcosa la trasmettono sempre.
Qualche tuono qualche lampo un po' d'acqua.
Eppure da qualche parte mi ricordo di aver messo quel volantino, solo non sono sicuro se fosse di una agenzia viaggi, di una pizza d'asporto, di un mirabolante mangi 4 paghi 2, compri 3 paghi 2, di un solarium, centro estetico, roba così insomma, e se invece non fosse esattamente un volantino e forse nemmeno pubblicità.

lunedì 30 giugno 2008

Pelo&Vizio2

Col frigorifero vuoto e un cadavere in casa la temperatura non può che salire.
Cosa ci volete fare, era lì in un bar, la Germania aveva appena vinto, soffrendo come non mai, la partita con la Turchia e Ken, per rilassarsi, e un po' per vendicarsi di sti turchi che avevano cercato di minare il teutonico squadrone, aveva deciso di scoparsi una turca.
Capita a tutti di aver voglia di scoparsi una turca, non dobbiamo essere troppo severi nel giudicare il povero Ken.
Così, trattati gli eurini necessari per farsi largo nel corpicino della turca, se l'era portata in casa, cosa che non aveva mai fatto e di cui adesso - strano eh? - si stava pentendo.
Grattarsi il culo ora serviva ancora meno di prima davanti al frigorifero.
Idee?

domenica 29 giugno 2008

Si gira e si rigira nel letto, non prende sonno, non ce la fa c'è l'afa.
Uno zanzarone, un calabrone, una bestia volante un fastidio tremendo. Gira gira gira.
Anche Ken si gira, cerca nel comodino la sua rivoltella e spara all'insetto che urla come un cristiano. Non ce la fa c'è l'afa, non si spara al buio.

sabato 28 giugno 2008

Temperatura esterna 30,1°, interna in prossimità della tastiera da cui scrivo 29,2, umidità esterna 44%, interna 45%, ci siamo quasi dai, è tutto aperto.
Pressione altissima, 1004 mb, che vorrebbe dire sole anzi solissimo.
Solissimo sì, anche un discreto silenzio, orario di gente a tavola, macchine poche, aerei nessuno, latrati fortunatamente zero, porte che sbattono ogni tanto, è il venticello.
Normale. Normalissimo.

venerdì 27 giugno 2008

Il pupazzo ha il tronco rosso e la testa beige (si scrive così?).
Non è in gran forma e infatti necessita di qualche forma di primo intervento, tipo se non respira, se gli batte il cuore e cose così.
Ovviamente essendo un manichino non gli batte un cazzo. Allora ci saltiamo allegramente sopra e lo gonfiamo come un palloncino. Tipo un canotto. Io così lo farei il massaggio, col piede, come si gonfia il canotto con la sua apposita pompa a stantuffo.
Puf, puf, puf, tanto non puoi crepare, tranquillo, nemmeno una costola ti si rompe, sei un manichino.
Puf, puf, puf.

giovedì 26 giugno 2008

Sono sull'altare. Devono dire sì. Lui ha la mano fasciata perché due sere prima di sposarsi essa è scivolata sul muso di qualcuno davanti a un punto Snai.
La sarta ha fatto miracoli ma si vede che ha il pancione e non era già magra prima.
Di mestiere cuce le bare. Sì, fa le imbottiture delle bare, quelle dove ti mettono quando muori. Lui elettrauto nei momenti liberi da attività più redditizie.
Sono tornati giù in calabria apposta a sposarsi, villone con 726 invitati, una specie di investimento.
Abitano a Corsico e la macchina di lui costa più di tutto l'appartamento. Ha tatuato sul braccio "tuo per sempre" e lei ha l'extension e suo cognato ha avuto un permesso speciale per assistere alla funzione.
"Sì".

mercoledì 25 giugno 2008

Pelo&Vizio

Beve. Beve tanto. Beve tantissimo. Ha sete.
Acqua. Per adesso solo acqua. Un bel Cuba ci vorrebbe, o un paio di Negroni o un dolce sweet Coca&Jack. Che cazzo! Il frigo è deserto come le sue mutande. Due fettine di bresaola, una crosta di parmigiano, assolutamente italiano doc, sgranocchiato.
Ken Lowe, affermato architetto tedesco, di Berlino, 46 anni, biondino slavato, giace con una pelosissima, nerissima, scurissima turca.
Si gratta il culo davanti al frigo ma il gesto magico non produce moltiplicazioni.
Chiude.

martedì 24 giugno 2008

Non rubare, non uccidere, non commettere atti impuri, non desiderare la donna d'altri.
Altri chi? Non è che è una cosa che si posside; si va bene, al limite la si possiede per qualche mezzoretta.
Poi dieci sono troppi. Io ne avrei messi giusti tre o quattro.
Mi trovavo a un corso di ballo latino/americano e mi dimenavo d'anca che era un piacere, dimenarsi tanto da slogarsela questa povera anca. I corpi sudati tendono a sfregarsi solo che lo sfregamento aumenta il sudore; c'è qualcosa che non mi torna, ci devo pensare.

lunedì 23 giugno 2008

Ho acquistato una pomata alla calendula che fa ringiovanire gli altri.
Praticamente la metti tu dove ti pare e se uno ti passa lì vicino ringiovanisce; non di tanto, diciamo di un due o tre mesi.
Tutto questo beneficio serve a nulla però perché a te che ti spalmi non giova e a quello che ringiovanisce pure, dato che non se ne accorge se non del profumino.
Al massimo, se sei allergico agli acari, fai qualche starnuto in meno.

domenica 22 giugno 2008

Premio speciale "Miglior sms del millennio":
Xkè nn 6 andt kn lui? kmq x me hai sbglto vabbe cxxi tuoi!! :))
Juan Carlos Herrera-Gonzalez invece è messicano, va tipo a quelle che sono le nostre scuole medie e ha una sorella molto più grande, sui 35, che fa la parrucchiera, si ossigena i capelli e porta le treccine alla Pippi Calzelunge; ovviamente essendo bionda ha tutte le caratteristiche delle bionde e non è il caso di star qui a elencarvele tutte.
Sotto il pino fa caldo come di fianco al pino ma il ghiaccio non si scoglie, inumidisce solo il bicchiere all'esterno.
Gracias Por Los Juegos

sabato 21 giugno 2008

Belle le magliette a scacchi ma temo che Allah stia da un'altra parte.
You know, sono nostro come il mostro che ti mostro di nascosto.
Aggiungi una luna, una torre, due stelle e il quadro è fatto.

venerdì 20 giugno 2008

Aldo Bombardiere ha 22 anni, è argentino, porta i pantaloni alla zuava, dice le parolacce, ha la cravattina di pelle rosso mattone, stretta stretta che da noi erano di moda più di trent'anni fa.
Ha comperato un frigorifero all'americana, di quelli che fanno il ghiaccio, gigante, grande almeno mezza cucina e sopra tutto un fiorire di calamite con appiccicate le peggio cose.
La più bella un pupazzetto nero, rasta, che si fa una canna e con un enorme pisello che gli ciondola tra le gambe.

giovedì 19 giugno 2008

Un anno, domani

Allora si cambia.
Proviamo un giornaliero.
Mento sicuramente. Come posso avere la voglia di scrivere tutti i giorni?
Già non pensavo di resistere un anno, invece domani, che non è estate, è un anno.
Via le foto, solo quattro chiacchiere, anche meno.
Come dici? Ah certo, quella nella foto è una famosa cameriera.

martedì 17 giugno 2008

22, come in campo

Anni. 17 giugno 1986
Mondiali messicani, ottavi di finale, Italia-Francia 0-2, gol di Platini e Stopyra.
Era martedì come oggi è martedì e domani, come nel 1986 fu domani, ci sarà il tema di maturità o forse adesso si dice la prima prova scritta dell'esame di Stato o qualche roba del genere.
Serata tecnologica in un cinema di Villasanta con sistema di proiezione che ai tempi sembrava fantascienza.
Il tempo era migliore, la birra fredda uguale, i giocatori meno muscolosi, Mimmo era ancora aperto.

mercoledì 21 maggio 2008

Piperita Patty

Sono un surfista della realtà, delle cose.
Viaggio sulla cresta e non mi fa un baffo, già ce l'ho, la schiuma e gli spruzzi.
Sotto tutto bagnato, tutto allagato, tutto complicato ma non per il surfista della realtà, il saltatore del mondo, scic scic scic come il sasso del rimbalzello.
Cerchi cerchi, non nel senso che vuoi trovare cose rotonde ma nel senso che il rimbalzello forma tanti cerchi concentrici nello stagno.
Niente onde nello stagno, brutta giornata, benché ventosa, per il surfista della realtà al pic-nic allo stagno.
Apro l'ombrello, il surfista non si bagna mai, nemmeno dall'alto.

mercoledì 7 maggio 2008

Col du mont

E' terminato il sogno iniziato il 15 aprile 2007.
Ci siamo svegliati, ci hanno svegliato.
Abbiamo perso, siamo retrocessi; pronostico non difficile da indovinare.
Abbiamo perso partite, incontri, tutto quello che c'era da perdere a scacchi, ma abbiamo vinto perché c'eravamo.
E abbiamo anche vinto perché è stato fantastico quei quattro giorni, forse cinque, fuori dal mondo, in un altro pianeta, di lingue, sapori, odori, persone diverse che parlano però tutte la stessa lingua e godono e si disperano e ti guardano allo stesso modo sia che siano Grandi Maestri o semplici amatori.
Bella squadra la PFSCMAMA, adesso la incorniciamo e noi dalle ceneri un'altra avventura.

martedì 29 aprile 2008

Arvier

Scusate, abbiamo da fare, dobbiamo andare qui e noi siamo questi
Entriamo nel sogno, che non ci sia risveglio.

sabato 26 aprile 2008

Due tre secondi

MI 5T3742 è la targa della tua macchina, la targa che ho seguito tante notti inutili e insonni, notti che mi vergogno fieramente.
Io c’ero col mio portacenere pieno di te che fumavo, tu che la mia saliva non ti bagnava, solo filtri, tanti filtri.
Non era sollievo rivederti scendere con una amica, non era meno leggero rincorrerti fino sotto casa, non era felicità saperti sola, ora, nel tuo letto.
Mi hai lasciato un biglietto nella cassetta delle lettere; ti ho spiata anche da dietro le tende. Ti avevo già sentita arrivare, conosco come il tuo respiro il rumore di quella vecchia Tipo.
Non è stato eccitante vederti lasciare un messaggio, non era amore, ma il brivido, quello sì è indimenticabile sentirlo scuoterti, scendere a leggere e appallottolarlo come un sasso che lanciato affonda e solo le onde, dio, le onde i brividi sono la stessa cosa.
Il lampione era stupido come lo è adesso e non si è accorto di nulla.
Io un amico lo perdono mentre a te ti amo e tu cammini verso il bar della spiaggia, fiera, e so già ma non ci voglio credere a come sta finendo.
Ci stiamo finendo, ci siamo finiti, consumati, la sabbia che sollevi e che via, sono io, tu nel vento del dopo. Tutti lo fanno e si accorgono ma non si ascoltano. Hai paura come l’ho io di domani.
Domani che è oggi non ci sei tu ma non siamo soli.
Eri bellissima quando sei uscita di corsa da quel locale, ti prego rientra non farmi fare quello che voglio,non posso ancora.
1996/2008

martedì 22 aprile 2008

Inga

Tic tac tic tac.
E’ nato. E’ mio figlio. E’ bellissimo, assomiglia tutto alla mamma. Non mi pareva che la mamma fosse senza denti e non avesse i capelli, comunque se lo notano tutti sarà davvero così.
Mio figlio è intelligentissimo, ha preso tutto da me, e va male a scuola perché i professori sono ignoranti e si sono tutti laureati, facile, nel ’68.
Solo danni quel ’68 e adesso ci va di mezzo mio figlio che studia tutto il giorno ma non lo capiscono.
Mio figlio si sdraia sul letto, mette il libro sulla pancia e poi ci si addormenta sopra.
Che sono sicuro che non starà seduto in macchina a piangere e non pioverà quando lo farà, è mio figlio, che è il migliore di tutti, è evidente.
Mio figlio ha i pantaloni a vita bassa che per l’alto stile di vita che ha sembra una contraddizione e invece è un modo di essere, di vedere le cose, di relazionarsi agli altri.
Tu non mi capisci papà, tu non hai empatia. Magari ce l’ho, sapessi cosa è e a cosa serve.
Forse l’ho fatto relazionare troppo poco col palmo della mia mano destra, forse ho creduto che un bisogno fosse una necessità, un vedere anche un avere, ma tant’è, è mio figlio.
Mio figlio è uno stronzo, ma la cosa più grave è che non glielo dice nessuno.
Ci spiega e ci fa capire e devo ringraziarlo per questo, una volta stavo persino uscendo con un maglione marrone e una sciarpa nera; non ci fosse stato lui a salvarmi cosa sarebbe potuto succedermi?
Grazie.
Adesso spero che una ventina d’anni in un collegio svizzero possano restituirmi un essere umano o, male che vada, un criminale di guerra.
Potrebbe andare peggio, potrei fare una figlia.

giovedì 3 aprile 2008

Il tic

Ho il tic della cameriera; è più forte di me, non posso resistere a metterle in imbarazzo o fare il cascamorto o qualsiasi altra cosa che mi passi per la testa, una battuta almeno!
Non importa nulla, età, colore dei capelli, dimensioni, etnia, sedere, fianchi, abbigliamento: basta che sia una cameriera!
Sul mio pianerottolo globale abita gente che saluto a malapena e forse, ma pensa, li vedo anche tutti i giorni.
Ma il tic della cameriera è irresistibile, devo renderla partecipe di qualcosa di mio e di personale e di eterno come se quella sarà la mia ultima, finale, ordinazione.
Ho altri tic ma questo è il più bello. Adesso ve ne racconto una.
Dunque una volta…ah no scusate quella era una benzinaia, non è la stessa cosa, è sempre un servizio ma diverso, più freddo e impersonale e poi c’è di mezzo una macchina; no, non è la stessa cosa.
Niente allora si vede che non mi ricordo più l’episodio che volevo raccontarvi.
Ve l’ho detto del piede di Lidia? O forse è Livia? Sì dai, quella che spegne le candeline, e vi assicuro che non sono 18 o 20, con la lingua; No? Mai raccontata?
Allora dovete aspettare qualche giorno perché Lidia o Livia non la conosco ancora.

mercoledì 12 marzo 2008

Caso Quattro

Non mi ricordo il giorno in cui ho smesso di imparare qualcosa.
Credo sia ieri.
Più probabilmente qualche anno fa, mi sfugge la data esatta anche se la so.
Spettatore di un film che non ho girato e di un biglietto che ho pagato malvolentieri.

venerdì 29 febbraio 2008

Ogni quattro

Ogni quattro e allora non potevo lasciarlo scappare.
E' come se non esistesse perché non c'è sempre; come l'ombra che c'è solo col Sole.
Sono sole le ombre e menti mentre lo dici.
Solo questo, niente altro.

mercoledì 6 febbraio 2008

Le trasmissioni riprenderanno

Non sente, il piede schiaccia.
Rotola, rotola, rotola nel fango.
Avevo il pizzetto mefistofelico, quello solo sul mento, cresciuto tanto per fare.
Ascoltavo le lezioni solo di una professoressa, altre materie non interessavano.
Avevo ed ero. Anzi, ero e non avevo. C’erano tuoni che li sentiva un sordo. Ricordo che per tutta la mattina non usai l’accendino, accendevo una sigaretta dopo l’altra, qualcuna anche per autocombustione. La lista dell’appello era la stessa da un anno ma suonava diversa. Anche il parcheggio non sembrava lo stesso. Poi siamo usciti e mai più ritornati.
La notte dopo i tuoni erano sordi, lampi nessuno, solo un fastidio sul cuscino: il pizzetto.
Non lo sopportavo più, pizzicava.
Allo specchio la notte è come il giorno e il rasoio tagliava come se ci fosse il sole.
1986

martedì 5 febbraio 2008

Specchio riflesso

Viene lì e mi dice: “Io ti amo”
Ma te l’ho chiesto io?
Con tutti i soldi che ho risparmiato non andando dal parrucchiere per anni adesso mi posso comprare una mountain-bike, solo che non mi piace pedalare.
E poi scusa ma mi ami perché?
Io ho chiesto in giro un ovulo ma solo perché il bambino lo volevo bastardo, non nel senso di mezzo albanese, mezzo slavo o mulatto, ma nel senso di cattivo, di uno con un carattere forte.
Ti amo. Ma chi lo dice? E poi basta dai, io non ho mai amato nessuno. Non ho mai applicato il senso di questo verbo transitivo a qualcuno.
Ero in giro a bighellonare per la sala e uno mi si avvicina e dice: “Video meliora proboque…”, a bene, gli faccio, leggi il mio blog.
Si ma l’ha fatto per caso, stava cercando altro. Ecco vedi? Uguale. Stai cercando una cosa e ne trovi un’altra e poi mi ami.
Ci metto meno tempo a spiegare a un napoletano che è lui la spazzatura, altro che differenziare: tanto è sempre colpa dello Stato e della Camorra! Ma quale camorra - terrone! - è colpa tua.
Dici non c’entra, che mi sto confondendo e parlando di più cose. No sbagli è sempre la stessa: parlo.
Ho sbagliato, volevo dire scrivo, scrivo delle parole che di solito dico e che spesso non capisco come possano essere fraintese.
Alla fine se rileggi dovrebbe essere più chiaro. Ma c’è chi non capisce lo stesso.
Allora i casi sono sempre due, sempre e solo due i casi sono.
Squilla, rispondo io.

mercoledì 23 gennaio 2008

Pagliaccio

Una parola molto in voga.
Una vita da offeso sulle barricate del proprio ego.
A sì, questa ultima sentenza mi è uscita proprio bene.
No è che sono alquanto arrugginito, l'inverno è freddo, già le poche idee che mi sono balenate sono nello stesso baleno svanite tra un semaforo e una rotonda.
Dovrei dotarmi di un registratore, qualcosa che traggenga gli schizzi del mio cervello.
Tutti i sinonimi sono ben accetti.
Temevo finisse gennaio senza ritrovarvi, è andata bene, citando infine una frase che ieri mi ha stuzzicato: "La vita biologica è una parte assai trascurabile della nostra vera esistenza."

mercoledì 2 gennaio 2008

Centro!

Non sempre è facilie individuarlo il centro.
Qui potrebbe essere la porta, se uno sa dove sta la porta; comincerei con il salire i gradini in pietra della piccola scalinata.
Ah sì ok, troppi concetti, gradini, scala, mi rendo conto.
Allora niente, facciamo che stiamo qui a guardare, tanto dentro starà succedendo qualcosa immagino.
Mentre osserviamo in religioso silenzio la pace del Mugello ti dico buon anno che fa sempre cortesia.
Tutti dentro adesso, dalla porta, grazie.
2007/2008